Todt, addio alla Ferrari: vera pensione o clamoroso ritorno?

Sembra quasi di vederlo, lì, nella sua Parigi, in Place de la Concorde, durante il consiglio mondiale Fia che ieri ha menato sberle ai big team e grande delusione alla sua Ferrari, al suo presidente, a Luca di Montezemolo. Dicono che lui, lui monsieur Jean Todt, lui piccolo Napoleone di Maranello, abbia venduto cara la pelle anche in quest’ultimo suo giorno in sella al Cavallino. Dicono che abbia inutilmente combattuto come un leone, sottolineando e ripetendo più e più volte il suo no, non ci sto, a nome di tutti i team un po’ pirlati dal presidente Max Mosley. Ma che nessuno parli di un’uscita di scena con sconfitta, perché alla corte di Mosley, ieri, più di questo non poteva fare contro l’enorme plotone di consiglieri presenti. Nel giorno in cui lascia ufficialmente il posto nel cda Ferrari e ogni altra carica, si parli invece dei suoi successi, di una Ferrari diventata ancor più Ferrari grazie alle vittorie in pista ottenute sotto la guida di questo francese di Pierrefort, classe 1946, ex navigatore di rally, buffo nell’aspetto tanto da meritarsi il soprannome di Alvaro Vitali dei motori, ma duro sul lavoro e attento ed esigente e però capace di farsi rispettare e amare dai suoi uomini. Con lui il Cavallino ha vinto ininterrottamente il titolo costruttori dal 1999 al 2004, ha conquistato i mondiali dell’era Schumi e dell’anno rocambolesco di Kimi Raikkonen. Sotto di lui si è formata tutta la classe dirigente sportiva della nuova Ferrari, questa Ferrari molto italiana. Dicono voglia godersi la vita, passare più tempo con la compagna, l’attrice malese Michelle Yeoh, ma voci curiose dicono anche che potrebbe un giorno prendere il posto proprio di Mosley, oppure tornare alle corse in compagnia di vecchi amici. Chissà. Una delle indiscrezioni più affascinanti girate ultimamente lo darebbe un giorno accanto a uno dei suoi uomini di maggior fiducia, Ross Brawn, l’ex tecnico Ferrari che ha ora rilevato la ex Honda. E allora, perché non andare oltre con l’immaginazione e pensare che, come un giorno di quindici anni fa ebbe l’intuizione di corteggiare Michel Schumacher per farlo approdare a Maranello, potrebbe adesso togliere il tedesco dai rischi delle moto e portarlo alla Brawn del vecchio amico ingegnere? Intanto, nel giorno dell’addio, nel giorno della grande arrabbiatura del presidente Montezemolo per gli scherzetti di Mosley e della Fia, si goda le parole del suo ormai ex capo quando dice «Jean Todt è stato un protagonista fondamentale della storia della Ferrari», quando sottolinea che «capacità e passione hanno caratterizzato il suo lavoro e gli hanno fatto guadagnare la stima e l'affetto mio personale», quando aggiunge «tutti questi anni passati insieme, le vittorie ma anche i momenti difficili hanno creato un legame tra Jean Todt e la Ferrari che resterà per sempre». Già, quanta strada fatta da quel giorno del 1993 quando al volante di una fiammante ma sbagliatissima Mercedes andò a presentarsi a Montezemolo... «Pensai – rivelerà il presidente tifoso –: quello è matto...». Ecco, quel matto gli ha portato quattordici titoli mondiali.

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