Toni & Di Natale. L'Italia s'inchina ai supernonni

Per il veronese 300 gol in carriera. Totò fa 201 in A ma deve arrendersi

C'è una coppia che a trentasette anni ha segnato 500 e passa gol. In attesa di fare il loro ingresso a villa Arzilla, Luca e Totò procedono per la loro strada, ieri ribadita in occasione di Udinese-Verona. Dunque Di Natale Antonio e Toni Luca, quelli del '77, non hanno perso mai il vizio, il primo andando a quota 201, il secondo superando i 300 che per le mode tattiche e la povertà tecnica contemporanea sono più di un record di numeri. O forse denunciano la crisi di un periodo calcistico nostrano in cui soltanto i signori di mezza età, non certo quelli del mondo di mezzo, sanno farsi riconoscere. Gli altri sono fiammiferi che si accendono e poi si spengono, loro non mollano, può accadere infatti con Pirlo e con Totti, succede con De Sanctis e Buffon e là davanti, dove la terra scotta, o almeno scottava, Di Natale e Toni non presentano la carta d'identità.

Ha detto Antonio Conte: «Se dovessimo giocare domani gli europei convocherei sicuramente Di Natale», questo perché conta la polpa, la sostanza, alla faccia di quelli che ancora chiedono notizie e chiarimenti su Balotelli e affini.

Ma le parole del cittì e le notizie di cronaca dovrebbero fare preoccupare, perché significa che la generazione alternativa non esiste, non è cosa seria, promette ma non mantiene, bada al look e al conto in banca. E che il football italiano è roba piccola, pompata ad arte o ignoranza, e l'Europa League diventa improvvisamente una cosa seria, il pareggio della Juventus contro l'Atletico come un successo, dunque, i "veterani" si inseriscono in questa nebbia di parole e, comunque, hanno diritto di cittadinanza, meritato ma inquietante.

Toni e Di Natale non sono fuoriclasse e nemmeno fenomeni, hanno recitato sempre la parte degli attori non protagonisti, Toto' ha rifiutato il trasferimento alla Juventus preferendo essere monarca in Friuli che dipendente in Piemonte. Luca ha fatto il giro di molte chiese, tutte illustri, è passato anche dal Bayern di Monaco, è stato campione del mondo a Berlino, ha provato anche l'esperienza degli emirati con l'Al Nasr di Dubai, ha lasciato il Golfo ed era dato per prepensionato, ai limiti della compassione, ha fatto finta di preparare la valigia con il pigiama e lo spazzolino, a Verona, quelli dell'Hellas e Mandorlini gli hanno offerto un'altra chance.

Poi arriva il campo, poi arriva la partita e qui non contano soltanto gli anni ma l'esperienza, quello che una volta si chiamava fiuto del gol, palla lunga e pedalare. Non è mica finita. Si gioca ancora, Di Natale e Toni hanno ancora le voglie, come gli altri del '77 e dintorni. E i giovani? Si mettano in coda.

Commenti
Ritratto di Michimaus

Michimaus

Mar, 16/12/2014 - 15:57

I giovani non è che sono in coda, c'è ne sono di talentuosi ma si preferisce andare a prendere dei ragazzi sconosciuti in giro per le spiagge di copacabana, in qualche foresta pluviale o in qualche riserva naturale del kilimangiaro e dintorni. L'importante e che siano coloriti e con nomi stranieri e già sono fenomeni (spesso da baraccone).