Buffon salva, Pirlo colpisce. La Juve corre a 100 all'ora

I bianconeri soffrono contro il Genoa. Gigi para un rigore, poi la punizione d'oro

A un certo punto si è fatta largo l'idea che lo zero a zero piacesse a Gasperini ma anche a Conte. Non che dormissero però non sembrava di vedere tutta questa foga e in un certo senso la cosa era anche giustificata. Il Genoa dopo un inizio con brivido sta portando a casa un campionato di tutto rispetto, senza pretese ma anche senza strizze. La Juventus potrebbe perdere le prossime quattro partite di fila e resterebbe prima in classifica. Tutti d'accordo tranne Andrea Pirlo, una mezza partita fino al 45' quando l'ha messa su punizione e la Juventus si è portata a casa anche questa, da padrona, quasi da sfacciata conscia della sua superiorità su un resto della serie A che s'inchina ogni domenica, rassegnata.
L'ultima vittima il Genoa che ha avuto la sua occasione dal dischetto, Calaiò l'ha fallita e la Juve più di così non poteva concedergli.

Sicuramente Gasperini l'avrà preparata fin dentro gli spazi più cimiciosi del campo, tu qui, tu là, raddoppi, diagonali e cose del genere. Ma La Juventus non se n'è proprio accorta, un tempo intero senza neppure subire un tiro in porta, zero. La difesa Juve era stata molto più emozionante a gioco fermo nel riscaldamento pre gara, quando Chiellini ha accusato dei problemi che hanno convinto Conte a rispedirlo nello spogliatoio. Il tecnico non lo vuole rischiare, chiama Caceres e gli dice di prepararsi, giocherà lui a sinistra. Il riscaldamento prosegue e si ferma anche Barzagli per problemi al polpaccio, una ricaduta. A questo punto Conte ci ripensa e richiama Chiellini, Caceres resta in campo ma va a destra.

Poi noia mortale perché neppure la Juventus va a dare fastidio a Perin, batte il primo calcio d'angolo al 25'e non calcia mai in porta fino al quarantesimo quando va addirittura in gol per merito di Paul Pogba, ribatezzato un po' pomposamente dal suo presidente, patrimomio dell'intera umanità. Il ragazzo, che nel prepartita aveva fatto outing giurando che stava studiando per diventare più bravo e soprattutto avrebbe limitato i colpi di tacco, aveva messo Osvaldo solo davanti a Perin e con un cucchiaio dell'italoargentino la Juventus era andata in vantaggio. Ghiandai, assistente sotto la tribuna, ha alzato la bandierina, Mazzoleni non ha potuto fare altro che andargli dietro e fischiare il fuori gioco. Inesistente. «Ma sei pazzo?», gli urla Osvaldo puntando l'indice alla tempia, ma ha talmente ragione che nel dubbio Mazzoleni evita di estrarre il giallo. Per la cronaca l'assist di Pogba era stato di tacco, delizioso. Succede dell'altro ma l'unico che meriterebbe un cenno è ancora Pogba che si libera e calcia ma non vede la porta.

É una Juve senza forza contro un Genoa approssimativo che improvvisa.
A questo punto nell'intimità dello spogliatoio Gasperini deve aver fatto un tonico shampoo al gruppo, Bertolacci e Matuzalem sono rientrati in campo caricati a pompa e il Genoa finalmente ha mirato la porta di Buffon. Prima Bertolacci ha legnato dal limite costringendo Buffon a una respinta a pugni chiusi, poi sulla ribattuta Marco Motta ha calciato forte, teso e rasoterra sul palo lontano sfiorandolo di centimetri.
Quando si vedono certe partite si dice che è uno zero a zero ma ad alta intensità, in realtà la spinta del Genoa si esaurisce in fretta, adeguarsi costa poco, al quarto d'ora Calaiò sostituisce Gilardino, anche Llorente ha faticato molto senza risultati apprezzabili, difese concentrate, squadre lunghe. Poi la seconda scossa della serata, tutto in un paio di minuti, al 24' proteste della Juventus per un colpo con il braccio di Antonelli su cross di Llorente: molto vicino il terzino del Genoa, Mazzoleni non se la sente. Trascorrono una manciata di secondi e Vidal con il braccio largo colpisce la palla in area, Mazzoleni è a due passi e questa volta indica il dischetto. Ci va Calaiò e Buffon tiene la porta inviolata.

Commenti
Ritratto di Dobermann

Dobermann

Lun, 17/03/2014 - 15:26

La Juve non brilla molto ultimamente ma ha una caratteristica che è mancata dall'inizio dell'era Conte: il cinismo. Due attaccanti, soprattutto Tevez, che pur non essendo dei fuori classe, assicurano comunque quel di più determinante. Ma è il cinismo la caratteristica della Juve odierna e, guarda caso, è una Juve da record. Stia pur tranquillo l'ottimo Capello, prenda atto della differenza abissale, se non sul piano tecnico, almeno nelle motivazioni e nel far gruppo della Juve di Conte: atteggiamento legionario e, oso dire, antico romano! Dare schiaffetti al calcio italiano per partito preso, ovvero per pura invidia, è un atteggiamento puerile. Forse, oggi come oggi, ancora è la Spagna a tenere lo scettro del calcio, ma è in fase calante. Vorrei vedere se Messi, Cristiano Ronaldo e altri giocassero in Italia se riuscirebbero a rendere come rendono a casa loro. Posso accettare che il livello delle grandi del calcio italiano sia molto calato, ma non posso accettare che un Parma, un Torino, un Verona ma anche un Catania e un Sassuolo paghino le esternazioni assurde di Capello. Ho una visione diversa rispetto a Capello: le grandi stentano per fasi e cicli ormai al termine, ma è il grado qualitativo delle piccole che è maturato e cresciuto. In Italia è più difficile che la Juve vada a vincere a Genova che il Bayern a, chessò, Norimberga o Friburgo! E' più difficile che la Roma faccia risultato a Verona che il Barcellona contro l'Osasuna: una passeggiata di salute, come si suol dire. Insomma, l'anno prossimo, anche alla luce del Mondiale, vedremo un campionato ancora più equilibrato con le piccole ancora più protagoniste. Un campionato sempre più complesso e difficile, Juve permettendo!