Toro carico «Siamo arrabbiati»

Lui sa come si fa, perché l'ha già fatto due volte ai tempi del Bari, insieme a Gillet. Paulo Vitor “Barreto“ de Souza ha anche segnato a Buffon: calcio di rigore, da lui stesso procurato, il 12 dicembre 2009 e pugliesi vincitori 3-1. «Quella però era un'altra Juve», mette le mani avanti l'attuale attaccante del Toro.
Significa che siete rassegnati?
«Assolutamente no. Se però loro sono 41 punti avanti rispetto a noi, un motivo ci sarà. Così come non va dimenticato che il Toro non vince un derby da diciotto anni. Ma non firmerei per un pari».
All'andata lei non c'era: cosa le hanno raccontato i compagni?
«Il Toro aveva fatto bene fino all'espulsione di Glik, dimostrando di reggere il confronto».
Quattro mesi di vita torinese le hanno fatto capire cosa significa un derby per il tifoso del Toro?
«Solo in parte, sinceramente. Per me dopo il campo di allenamento c'è solo la casa: non andando troppo in giro, non percepisco sensazioni particolari. Magari lo capirò meglio nei prossimi anni se rimarrò ancora a Torino».
C'è la possibilità che, nel caso in cui il Napoli non batta il Pescara stasera, la Juve festeggi la vittoria dello scudetto battendovi davanti ai vostri tifosi.
«Cercheranno di vincere comunque, indipendentemente da quello che farà il Napoli. Troveranno però un Toro arrabbiato per gli ultimi risultati e il modo in cui sono arrivate certe sconfitte: non ci passeranno sopra».
Lei è stato allenato sia da Conte che da Ventura: differenze?
«Dal punto di vista caratteriale, enormi: Conte è in tensione sette giorni su sette, Ventura è più riflessivo. Sono venuto al Toro sapendo che avrei trovato Ventura, ma anche con Conte sono stato benissimo, non si accontenta mai: ricordo che ci prese a male parole nell'intervallo di un Ancona-Bari che vincevamo 3-0».
Cosa le piace della Juve?
«Sono individualmente molto forti e altrettanto organizzati: in Italia non hanno rivali».
Sta facendo molto bene Bonucci, suo ex compagno a Bari.
«Leo è un ragazzo di grande personalità. È stato anche fortunato a essere ceduto alla Juve e ad avere trovato Conte: adesso sta sfruttando le possibilità che gli vengono concesse».
Vucinic a volte esalta e a volte delude.
«È tra i più forti che hanno. Potessi, non lo farei giocare».
Lei ha segnato tre gol nelle ultime quattro partite dopo un digiuno durato 874 giorni: mai pensato che il treno giusto non sarebbe più passato?
«Io non dimentico mai di essere fortunato, visto che da ragazzino non avevamo quasi da mangiare. Ho lasciato il Brasile a tredici anni per venire in Italia e ne ho passate tante, uscendone sempre vincitore: un gol in più non mi cambia la vita».
Manca però ancora una rete da tre punti.
«Arriverà anche quella, magari contro la Juve. Se però per vincere deve segnare un compagno, va bene lo stesso».
Siete la squadra più pazza del campionato: quasi dominate le gare e poi le buttate via negli ultimi minuti.
«È successo più volte che non si sia riusciti a tenere il risultato: credo dipenda dal fatto che tanti di noi hanno poca esperienza di A. In certi momenti, pesa».
Magari servirebbe in mezzo al campo uno come Junior, brasiliano come lei finito dritto nel cuore del popolo granata, a metà degli anni '80.
«Mi hanno raccontato di Leo, sì. E mi piacerebbe che un giorno i tifosi del Toro mi ricordassero come ricordano lui oggi: farò il possibile, ovvio. Del classico brasiliano, però, io ho molto poco: non torno in patria da otto anni, mia moglie è friulana e, visto che nessuno dei due ama prendere l'aereo, passiamo le nostre vacanze in posti facilmente raggiungibili con la macchina».