Tortu, primo lampo tra i grandi

L'azzurrino, 3° in batteria, è in semifinale dei 200: "Grazie al tuffo..."

Vola Super Pippo, vola che è un piacere. In una piovosa e umida serata d'estate, il mondo scopre il Lampo d'Italia. In barba ai suoi 19 anni di età, il ragazzo milanese non si fa intimidire per niente dal parterre de rois e al debutto mondiale centra il terzo posto nella sua batteria dei 200 metri. Quanto basta per accedere in semifinale. Missione compiuta.

Prima, però, attimi di suspense. Solo il fotofinish rivelerà, infatti, che l'azzurro avrebbe chiuso in terza piazza e non in quarta, occupata dal più navigato Warren Weir, 27enne giamaicano, già sul podio di Olimpiadi e Mondiali, che Tortu riesce a beffare sulla linea del traguardo. Da atleta habitué di certi palcoscenici, quale lui non è. Eppure il risultato non lo soddisfa: il 2059 è lontano dal suo personale, il 2034 corso al Golden Gala di Roma che è pure quarta prestazione italiana all-time. Testimonianza che il ragazzo ha un talento purissimo ma è anche un tipo determinato: «Ero arrabbiato: primo perché non ho fatto il personale e secondo perché pensavo di essere quarto e fuori dalla semifinale. Per fortuna sono arrivato avanti di un centesimo...». E il tuffo sulla linea del traguardo è stato decisivo ai fini del passaggio del turno: «Tutti mi prendono in giro perché mi butto sull'arrivo, ma adesso nessuno potrà più farlo. Questo è l'appuntamento dell'anno e ho ottenuto il risultato che volevo, anche se non sono contento al 100%. Non c'è Bolt? Beh, meno male, se fosse stato nella mia batteria sarei già a casa...» sorride Filippo, fortunato perché all'ultimo momento non si è presentato in batteria il primatista stagionale di specialità Makwala (1977). Ma tant'è. Domani, invece, servirà un'impresa in semifinale contro atleti del calibro di Van Niekerk, Blake e compagnia.

Van Niekerk che questa sera andrà a caccia dell'oro nella finale dei 400 metri, specialità nella quale è olimpionico, campione e primatista mondiale. Un anno fa, di questi tempi, a Rio il sudafricano sbalordì il mondo correndo il giro di pista in 4303 e polverizzando il 4318 dell'americano Michael Johnson, un record datato 1999. Uno di quei record che sulla carta sarebbero stati impossibili e impensabili da battere e invece non è stato così. E c'è una parte d'Italia in questo 25enne ragazzo di Città del Capo. Da sei anni, infatti, lui e parte della nazionale sudafricana fanno base a Gemona, in Friuli. Qui, come a Bloemfontein, Wayde è allenato da nonna Ans, 75 anni (!), che ha cresciuto questo giovanotto fino a trasformarlo nel nuovo fenomeno dell'atletica.

E a Londra, non a caso, insegue un nuovo primato: quella doppietta d'oro 200-400 riuscita solo in un'occasione, Goteborg 1995. Chi fu il protagonista? Michael Johnson, ovvio. Johnson che un mese fa si è visto soffiare da Van Niekerk pure il record del mondo dei 300. E ora ne vacilla un altro. Bisogna vedere l'impossibile, perché l'impossibile accada. E se c'è Wayde...

Programma. Ore 20.20 finale Giavelotto D; ore 20.30 batterie 200 D (Hooper, Siragusa); ore 20.35 finale Asta U, ore 21.35 semifinali 400 hs D, ore 21.40 qualifiche peso D, ore 22.10 finale 3000 siepi U, ore 22.35 finale 800 D, ore 22.50 finale 400 U.

Commenti
Ritratto di Giano

Giano

Mar, 08/08/2017 - 11:46

Un netturbino (pardon, oggi si chiamano “operatori ecologici”) è molto più utile alla società di chi corre i 200 metri; e pure di chi corre i 100, i 400, i 100 ostacoli, i 1.500; insomma di chi corre. Invece, stranamente, chi corre ha fama, onore, medaglie, gloria e soldi, ed un netturbino a malapena riesce a campare. Non è strano?

emigrante

Mar, 08/08/2017 - 16:00

Signor Giano, di primo acchito potrei anche essere dello stesso parere. Tuttavia la Sua domanda si presta a molte considerazioni. In primo luogo, da sempre l'Uomo è stato attratto dallo spettacolo, e manifesta ammirazione per chi eccelle nelle prove atletiche: non per niente, in passato, e tuttora presso qualche Popolazione, queste costituiscono veri e propri riti di passaggio. Inoltre non sottovaluterei l'esempio trainante positivo che qualche Campione può avere per giovani e non più tali nella pratica sportiva attiva, e il moto è fondamentale per la salute, in particolare nella nostra società sedentaria. Ancora: lo sport come spettacolo (senza il "doping") è molto più educativo che miriadi di Film dove la violenza la fa da padrone, data l'imitazione che l'uno e gli altri possono indurre. Certo, quanto a dignità personale, nell'atleta superpagato, e nell'anonimo netturbino, non v’è alcuna differenza.