Tosatti, sempre in anticipo tra notizie, idee e patentino

Fece i nomi del primo scandalo scommesse. Pensava a un settimanale di gossip sportivo. Unico giornalista-tecnico

L a voce era tornata squillante, come ai vecchi del Corriere dello Sport («Marisaaaaaa» la mitica segreteria di redazione del quotidiano romano era il suo tormentone) quando inseguiva qualche giovane apprendista collega per segnalargli un marchiano errore commesso nella titolazione del giorno prima. Per entrare nella stanza dell'ospedale di Pavia occupata da Giorgio Tosatti, appena operato di trapianto al cuore, mi ero dovuto bardare come un astronauta: calosce ai piedi, camicione verde, calotta in testa.

Attorno al suo letto non più di dolore, c'erano già altri due visitatori, Maurizio Casasco, presidente dei medici sportivi, e Raffaele Pagnozzi, all'epoca potente segretario del Coni. I tre chiacchieravano amabilmente, tra battute e dettagli inediti, degli ultimi sviluppi di calciopoli. «Franchino mio». Mi accolse Tosattone, così lo chiamavamo noi ragazzi del Corsport, cresciuti professionalmente alla sua scuola e diventati poi giornalisti e uomini grazie alle sue sfuriate e ai suoi elogi, alle sue dritte e ai suoi insegnamenti. La voce era squillante, sparito l'affanno dei giorni precedenti il trapianto, la forma smagliante e negli occhi liberati dalle lenti spesse, la voglia incredibile di tornare in trincea, al lavoro e con una idea nuova di zecca. «Sto pensando a un settimanale di gossip sportivo» mi raccontò in quei minuti previsti di colloquio che mi regalarono una piccola grande gioia.

Avevo rivisto Tosattone. Era proprio lui il mitico direttore del Corriere dello Sport, successore di Mario Gismondi, salito alla direzione del quotidiano nell'estate del '76, capace di trascinarlo al record italiano di copie vendute coinciso con il mondiale spagnolo. La cifra fa ancora effetto oggi considerando le miserie dei dati provenienti dalle edicole: 1.696.966 copie di quel numero su cui campeggiava il titolone Eroici e che divenne una specie di manifesto lungo le strade di Roma nella notte dopo il trionfo di Madrid sulla Germania.

Indimenticabile l'incipit del suo commento: «Alza quella coppa, Dino, alzala perché il mondo la veda». Non fu l'unica medaglia conquistata sul campo. Perché al giornalista di razza piacevano gli scoop, arrivare prima degli altri colleghi sulla notizia. E nel '79 fu lui a pubblicare in prima pagina con un titolo civetta, Ecco i nomi, il primo scandalo scommesse che mise a ferro e fuoco il calcio italiano. A quel tempo, il periodo della mia visita a Pavia, febbraio del 2007, pochi giorni prima che una bastarda infezione lo portasse via, Giorgio Tosatti aveva alle spalle una carriera luminosa. Figlio di Renato, cronista sportivo morto col Grande Torino a Superga, sembrava un predestinato e perciò fu quasi naturale il suo apprendistato a Tuttosport prima di seguire Antonio Ghirelli nel trasferimento a Roma al Corriere dello Sport. Dopo l'esperienza da direttore diede vita alla fase due della sua carriera, con le apparizioni in tv, prima alla Domenica sportiva e 90° minuto, quindi a Pressing nel salotto elegante di Raimondo Vianello dove la sua analisi calcistica si chiudeva con un secco «ho finito».

Salì sulla cattedra lasciata da Gianni Brera a il Giornale prima di traslocare al Corriere della Sera a conferma solenne che la carta stampata era il suo primo, vero amore. E da quelle colonne spesso distribuì consigli amorevoli e intemerate polemizzando con tecnici e presidenti, senza timore alcuno. Poiché non immaginava una vita senza la scrittura, utilizzò una pausa estiva, lontano da telecamere e calcio giocato, per mettere in cantiere la prima e unica enciclopedia del pallone firmata dalla prestigiosa Treccani. Per realizzare il volume chiamò a raccolta i suoi ragazzi del Corriere dello Sport e altri colleghi incrociati nelle diverse redazioni. Al telefono era asciutto come sempre: «Franchino, mi serve la storia del calcio-mercato, senza fronzoli, molti aneddoti e i personaggi più famosi, voglio leggerla tra una settimana». S'intendeva di calcio e per questo è stato l'unico giornalista sportivo a ricevere dal centro tecnico di Coverciano il patentino di direttore tecnico. Ne andava fiero quasi come il record del suo Corriere dello Sport. Me ne tornai da Pavia con il cuore nello zucchero. Perciò mi procurò un dolore immenso, come una pugnalata a tradimento, la notizia della sua morte avvenuta in un mercoledì di campionato, a fine febbraio del 2007.

Commenti

MAGNUS1969

Lun, 10/07/2017 - 10:32

Figlio di Renato, cronista sportivo morto col Grande Torino a Superga. ecco secondo me il suo unico grande "merito". Cronista sopravvalutato, saccente e colluso col potere.

Biagiotrotta

Mar, 11/07/2017 - 14:55

Era un bravo giornalista competente e superpartes, da ricordare uno screzio a 90 minuto con Carlo Mazzone.