Totti aggancia Altafini, la Samp aggancia la Roma

Il capitano segna il 216° gol in A come José e Meazza. Ma la squadra di Zeman si fa rimontare ancora. Giallorossi traditi da Stekelenburg

Roma - Avrebbe dovuto e potuto essere la serata di Francesco Totti e stop. Invece, la solita ineffabile Roma ne ha combinata un'altra: dopo avere pareggiato in casa con il Catania e perso contro il Bologna, la truppa di Zeman si è fatta raggiungere sull'1-1 da una Sampdoria che ha giocato l'intera ripresa in inferiorità numerica a causa dell'espulsione di Maresca. Bravi i doriani a crederci, ingenui i giallorossi a non chiudere il match quando avrebbero potuto e, soprattutto, pessimo Stekelenburg la cui papera ha permesso a Munari di segnare il gol dell'1-1.

Totti, si diceva. Il quale, come regalo per il suo compleanno numero 36 da festeggiare oggi, aveva omaggiato se stesso e la Roma il gol numero 216 in serie A: il suo destro vincente, dopo un'azione confusa con un tiro sbilenco di Florenzi diventato assist, era servito ai giallorossi per scardinare la resistenza di una Sampdoria fino alla mezzora troppo timida. Così, prova una volta e prova due (parte alta della traversa colpita in precedenza con un cross a dire il vero venuto male), alla fine il capitano giallorosso aveva fatto quel che doveva: rete nemmeno troppo difficile festeggiata sotto la Sud, Altafini e Meazza (anche se a quest'ultimo andrebbero attribuiti altri due gol segnati con l'Atalanta nella stagione 1945-46, quando la serie A si disputava in due gironi) eguagliati al terzo posto nella classifica dei marcatori tutti i tempi e rincorsa che adesso prosegue per andare ad acchiappare Gunnar Nordahl (225). Quando poi a inizio ripresa Maresca si faceva espellere per doppia ammonizione, sulla Samp già priva dello squalificato Maxi Lopez e con Eder sostituito per infortunio sarebbe potuto calare il buio: Ferrara, che a inizio partita non si era salutato con Zeman dopo che alla vigilia entrambi si erano punzecchiati per vicende legate al processo doping, riusciva tuttavia a convincere i suoi della possibilità dell'impresa. Che diventava possibile grazie a una clamorosa papera di Stekelenburg, il quale non tratteneva un cross innocuo di Berardi consentendo a Munari di trovare il pareggio facendo saltare i nervi all'intero Olimpico.