Tour all'inglese, spodestata la nobiltà dei pedali

Italia, Spagna e Francia a secco: non era mai successo dalla prima Grande Boucle nel 1903

Il Tour sconfina in Svizzera - territorio neutrale - per festeggiare l'ennesima vittoria del campione del mondo Peter Sagan, al suo terzo centro in questo Tour (battuto al fotofinish, ndr) e tirare il fiato: oggi la Grand Boucle riposa prima del grande finale sulle Alpi.

Un giorno di relax per i corridori, ma anche l'occasione per far di conto. Il dominio è chiaramente britannico. Si parla una sola lingua e sventola solo una bandiera: quella dell'Union Jack. Gli inglesi hanno deciso di lasciare l'Europa ma se ne guardano bene di mollare a qualcuno il Tour: ora che da qualche anno ne hanno scoperto il fascino è diventato chiaramente per loro obiettivo irrinunciabile. I numeri sono impietosi. In sedici tappe la nobiltà del ciclismo mondiale - costituito dal movimento ciclistico italiano, francese e spagnolo - non ha ancora vinto una sola tappa. Non accadeva dal 1903, anno di nascita della corsa più importante del pianeta. Delle 102 edizioni disputate più della metà sono finite a corridori rappresentanti di queste tre nazioni: 36 i successi francesi, 12 quelli spagnoli e 10 tricolori. Su 16 tappe, 6 sono le vittorie britanniche: 4 Cavendish (nato all'Isola di Man), uno della maglia gialla Chris Froome (sudafricano nato a Nairobi ma di passaporto britannico) oltre a quello ottenuto da Steve Cummings, atleta di Manchester.

L'Italia del pedale non può certo lamentarsi in materia di corridori da Grandi Giri. Ne ha due che il mondo delle due ruote ci invidia: Vincenzo Nibali e Fabio Aru.

Il 31 enne siciliano in carriera ha già vinto due Giri (l'ultimo lo scorso maggio, ndr), una Vuelta e un Tour de France due anni fa, e nella storia del ciclismo è in compagnia di cinque mostri sacri del ciclismo che possono vantare la «tripla corona», il titolo che spetta a quegli atleti che nella loro carriera hanno saputo vincere almeno una volta tutti e tre i Grandi Giri. Nibali è i compagnia di Anquetil, Merckx, Gimondi, Hinault e Contador. Il 26 enne corridore sardo, alla sua prima Grande Boucle, ha nel proprio palmares due podi al Giro (terzo e secondo) oltre al successo al Giro di Spagna ottenuto l'anno scorso.

Cambiano le cose se guardiamo ai passisti veloci o ai velocisti. Non disponiamo più di corridori capaci di vincere le tappe, men che meno di sprinter alla Mario Cipollini. L'ultima volata vinta al Tour da un nostro atleta allo sprint risale al 7 luglio 2010, quando Petacchi mise tutti in fila a Reims. Da quel momento il nostro movimento non ha più espresso un solo velocista di livello mondiale.

Ma non è tutto: delle quattro maglie in palio, due sono sulle spalle di corridori britannici. Quella gialla è di proprietà di Chris Froome, quella bianca di miglior giovane la porta in giro da giorni Adam Yates. Presente e futuro di un movimento che nel loro Paese è divenuto anche uno stile di vita.

Commenti

Ernestinho

Mar, 19/07/2016 - 11:06

Ma perché, ci sono anche gli Italiani? Non me sono mai accorto!!!!!!!