Tour de France 2014: a parte Nibali, poca Italia Ecco gli Azzurri protagonisti

Nibali ha reso trionfale per l'Italia questo Tour de France. E dietro di lui? Trentin si è messo in luce centrando anche quest'anno una vittoria di tappa, De Marchi è stato il "supercombattivo". Poco tricolore nella classifica generale

Alessandro De Marchi, oscar per la combattività al Tour 2014

Sarà difficile dimenticare il Tour de France 2014, con Nibali che sfila sui Campi Elisi colorato di giallo. A distanza di 16 anni dal successo di Pantani, torna a risuonare l'inno di Mameli a Parigi. Per l'Italia è una "Grande Boucle" da ricordare pure dal punto di vista numerico: ben 5 vittorie di tappa, non accadeva da 11 anni. Nel 2003 fu Petacchi a fare la parte del leone con 4 successi, ai quali si aggiunse l'affermazione di Gilberto Simoni sui Pirenei. Bisogna ammettere, però, che senza Nibali il bilancio sarebbe stato assai più modesto, soprattutto per quanto riguarda la classifica generale.

Dopo la vittoria di tappa dello scorso anno, si ripete Matteo Trentin, in grado di cogliere l'opportunità anche in questa edizione. Il corridore di Borgo Valsugana ha levato le braccia al cielo a Nancy ed è giunto terzo ad Oyonnax, confermando di avere un buon feeling con la corsa francese. Chiunque vorrebbe vincere una tappa al Tour, in pochi però ci riescono e in pochissimi sanno ripetersi. Lo sa bene un talento come Sagan, a secco di successi nell'edizione numero 101 e battuto a Nancy proprio da Trentin. A meno 25 anni, il corridore dell'Omega ha tutte le carte in regola per diventare, in futuro, un cacciatore di tappe capace di regalare non poche soddisfazioni.

Sul podio di Parigi ha sfilato anche Alessandro De Marchi, premiato come corridore più combattivo del Tour. Il Friulano è andato spesso in fuga, sobbarcandosi una mole notevole di chilometri allo scoperto. Non è arrivata la vittoria di tappa e nemmeno un piazzamento, ma il riconoscimento di "supercombattivo" è senz'altro meritato. Come Trentin, anche lui si esalta in terra francese: lo scorso anno vinse una tappa al Giro del Delfinato, quest'anno è stato il miglior scalatore sempre al Delfinato e "numero rosso" al Tour. A volte non azzecca i tempi - nella tappa di Mulhouse era in fuga con Martin, che poi vinse in solitaria - ma resistenza e coraggio non gli mancano e prima o poi la sua audacia verrà ricompensata.

Tolti Trentin e De Marchi, resta Visconti che nel tappone pirenaico ha cercato di ripetere l'impresa centrata lo scorso anno al Giro sul Galibier, ma si è dovuto arrendere a Majka. Nel complesso un Tour sottotono per il Siciliano, dal quale ci si aspettava qualcosa in più. È il miglior azzurro alle spalle di Nibali in classifica generale - 37° a quasi due ore di distacco - e ciò dimostra la pochezza della spedizione italiana in chiave classifica, poiché Visconti non è certo un corridore da grandi giri. 

Poco brillante anche Michele Scarponi nel ruolo di gregario di Nibali. Soltanto in un paio di occasioni - in particolare a La Planche des Belles Filles - il Marchigiano è riuscito ad essere d'aiuto al capitano, rimanendo poi troppo spesso indietro prima che la corsa entrasse nella fase calda. Soltanto piazzamenti in alcune volate per Bennati e Petacchi, mentre Luca Paolini si è messo in evidenza come apripista per Kristoff, con il suo lavoro ha contribuito alle due vittorie di tappa del velocista norvegese.