Tour de France 8 Tappa: presentazione percorso e altimetria

Arrivano le prime montagne al Tour de France: non sono Alpi e Pirenei, ma i Vosgi presentano dislivelli impegnativi e possono fare selezione. L'ottava tappa porta a Gérardmer e si conclude in salita, con altre due ascese negli ultimi trenta chilometri

In attesa di Alpi e Pirenie, al Tour arrivano le prime salite

"Finalmente arrivano le montagne!", esclameranno in molti, anche se va detto che la prima settimana di questo Tour è stata tutt'altro che scontata o noiosa.

Gli organizzatori hanno ideato una "Grande Boucle" davvero fuori dagli schemi, inserendo alcune ascese della catena dei Vosgi come antipasto a Pirenei e Alpi. Un modo per rendere la corsa più imprevedibile, ed elettrica. Va subito detto che non si tratta ancora di montagne vere - che incontreremo più avanti - ma alla luce di come si è sviluppata la prima parte di gara, in molti possono sfruttare le salite a disposizione per recuperare terreno.

Sono tre le tappe complessive sui Vosgi e quella di oggi è la più semplice e la più breve, con i suoi 160 km, e piatta per oltre due terzi. Il traguardo volante di Dinozé, piazzato al chilometro 100, ne dista ancora una trentina dalla prima salita. Si comincia ad affrontare ascese serie, da 2° categoria, com'è il Col de la Croix des Moinats; si sale abbastanza regolari per circa 15 km su una strada dritta, senza tornanti, che inizierà a scremare il plotone, riducendolo di parecchie unità. Una salita di difficoltà media in fatto di pendenze, ma attenzione a due rampe che superano il 10% in prossimità della cima. Chi ha perso molto terreno nella tappa del pavé, potrebbe attaccare già su questa ascesa per tastare lo stato di salute di Nibali in montagna.

Di 2° categoria è anche la seconda salita, il Col de Grosse Pierre, breve ma da non sottovalutare: la prima parte è abbastanza semplice, ma nella seconda metà ci sono punte del 16% di pendenza. A spezzare a metà la corta arrampicata ci sono anche un breve tratto di falsopiano e uno di leggera discesa. Dalla cima del Grosse Pierre si scende giù fino a Gérardmer, per poi affrontare l'arrivo in salita che porta a La Mauselaine, stazione invernale della zona. Anche in questo caso la salita è breve, dritta e senza tornanti, con pendenze meno arcigne ma ugualmente impegnative. La rampa finale sorride agli uomini da classiche, poiché lo sforzo non è lungo - all'incirca sei minuti di ascesa - e dunque ben si adatta alle fiammate che questo tipo di corridori è in grado di esprimere.

La frazione non è di facile lettura e potrebbe esserci spazio sufficiente affinché arrivi al traguardo la fuga da lontano: organizzare un inseguimento negli ultimi 30 km sarà pressoché impossibile. Probabili scaramucce fra gli uomini di classifica, ma qualcuno potrebbe cominciare a fare subito sul serio e rendere dura la corsa fin dalla prima salita.