Tour de France sabotato: "Forse è stato uno di noi"

Chiodi in discesa, una trentina di forature, danneggiate anche le moto dell'organizzazione. Bucano anche Evans, Scarponi e Wiggins. Il direttore di corsa: "I tifosi non c'entrano"

Più che punture di spillo, chiodi da tappezziere. Più che battaglia, sbadigli fin sul Mur de Péguère. Dopo la festa dei francesi, al Tour fanno festa un po' tutti, correndo una tappa soporifera, ma sul Mur per poco non fanno la festa a Cadel Evans, che buca, aspetta e poi insegue. Per fortuna rientra anche, grazie a Bradley Wiggins, la maglia gialla, che sente lo scoppio della gomma di Evans, e invita il gruppo a non attaccare chi è segnato dalla sfortuna. «Tre chiodi nella ruota all'inizio di una discesa non li auguro nemmeno al mio peggior nemico», dice l'australiano. «È criminale gettare dei chiodi a terra», rincara la dose il suo direttore sportivo John Lelangue, usando le stesse parole di Levi Leipheimer.
«Qualcuno ha gettato dei chiodi da tappezziere sul tracciato della corsa, provocando almeno 30 forature. Di sicuro è avvenuto dopo il passaggio del gruppo di fuggitivi nella zona del Mur de Peguère». Così il direttore del Tour, Christian Prudhomme, spiega subito a caldo al termine della 14ª tappa (vinta dallo spagnolo Luis Leon Sanchez), spiegando l'inusuale numero di forature, che tra le vittime illustri non ha rallentato solo Evans, ma anche il nostro Scarponi e la stessa maglia gialla Wiggins.

Il tutto avviene in un settore di pochi chilometri tra la fine della salita e l'inizio della discesa del Mur de Péguère, a una quarantina di chilometri dal traguardo. Cadel Evans rischia di perdere minuti preziosi, visto che deve prima cambiare una ruota e poi anche l'intera bici, ma il gruppo di Wiggins decide di non forzare, agevolando il suo rientro. «È successa una cosa terribile, e triste - dirà alla fine la maglia gialla, a nome del gruppo -. Noi sappiamo che questo mestiere comporta più rischi di altri, ma non mi sarei mai aspettato di vivere momenti di panico come questi».
Scosso e preoccupato anche il direttore del Tour, Christian Prudhomme. «Hanno forato tanti corridori e anche le moto dell'organizzazione, della polizia e del cambio ruota. Eppure vi assicuro che quando siamo passati noi con gli uomini in fuga sulla strada non c'era niente. È stato un atto veramente stupido e inqualificabile».
Un ulteriore conferma arriva da Jean Francois Pescheux, il direttore di corsa, che ha confermato come si sia trattato di chiodi nuovi lanciati a manciate sulle strade e come in alcune ruote di corridori ce ne fossero conficcati addirittura tre o quattro.

L'immagine che passerà alla storia di questo Tour, sarà certamente quella di Cadel Evans fermo e immobile, in vetta al Mur de Péguère con la bici senza ruota posteriore, in attesa di ripartire: venti, trenta, quaranta secondi di attesa, poi arriva Cummings che ha anche lui la ruota bucata e non può aiutare il suo capitano.
Immagini. Come quella di mister Bradley Wiggins che ferma il gruppo dei migliori per aspettare Evans e Pierre Rolland che gli scatta in faccia, scatenando l'ira di tutte le squadre che si mettono a tirare "a blocco" per andarlo a riprendere. E una volta tornati su questo galletto che fa la figura del pollo, rallentano nuovamente per aspettare Cadel Evans.
E poi il fotogramma della caduta e il conseguente ritiro del croato Kiserlovski della Astana, che torna a casa con una clavicola rotta. «Questo è stato un attentato al buon senso, ma anche un attentato a tutto il Tour», dice sempre il direttore del Tour.

Infine, terremo nella mente l'ennesima grande tappa di Peter Sagan, iniziatore della fuga a 11 che ha caratterizzato la tappa, grande protagonista della giornata e costretto a battersi solo contro tutti. Alla fine Sagan deve cedere a Luis Leon Sanchez che piazza l'acuto vincente a dieci chilometri dal traguardo, proprio mentre lo slovacco sta mangiando degli zuccheri: tappa amara. «Mi ha colto di sorpresa, non pensavo che scattasse proprio in quel momento», dice la giovane maglia verde della Liquigas.
Gentleman dietro, spietati killer davanti. In mezzo, però, l'incognita di quel farabutto - o più d'uno - che ha gettato nel gruppo il panico, disseminando chiodi lungo il percorso. Quello che inquieta Prudhomme è proprio questo: «Al nostro passaggio non c'era nulla, temo che i tifosi non c'entrino assolutamente, anche perché lungo la discesa non ce n'erano. E la cosa mi fa pensare…».
Si teme che sia stato qualcuno del seguito, della carovana, qualcuno della grande famiglia del Tour. La gendarmeria ha aperto un'inchiesta. Giallo su giallo.

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