Tragedia sfiorata: il gruppo ignora un passaggio a livello. Un attimo dopo arriva il Tgv

È sempre questione di tempi. Di attimi. Sia per una strage evitata per una manciata di secondi, sia per John Degenkolb che coglie l'attimo e si va a prendere dopo la Sanremo anche la Roubaix.

È sempre una questione di tempi. Di attimi. Per pochissimi secondi, ieri pomeriggio alla Roubaix, si è evitata una tragedia. A poco più di 85 km dall'arrivo sette corridori sono in fuga e passano tranquillamente un passaggio a livello. Quando il grosso del gruppo arriva - circa cinque minuti dopo - lo stesso passaggio a livello si sta abbassando. Una trentina di corridori passa sotto le sbarre, infrangendo il regolamento, che questo tipo di cose le classifica come «incidente di corsa»: questi dovrebbero essere tutti squalificati. La faranno franca. La gendarmerie fatica a fermare il resto del gruppo, e pochi secondi dopo sfreccia a tutta velocità il TGV. Pericolo scampato.

Una cosa analoga era già successa nel 2006, in occasione della prima vittoria di Fabian Cancellara nella corsa delle pietre. I belgi Leif Hoste e Peter Van Petegem, oltre al russo Vladimir Gusev, giunti rispettivamente secondo, terzo e quarto, furono squalificati per aver attraversato un passaggio a livello con le sbarre abbassate. Boonen e il nostro Alessandro Ballan, in quell'occasione, salirono sul podio assieme a Cancellara.

È sempre una questione di tempi. Di attimi. E John Degelkolb, 26 anni, tedesco, coglie l'attimo e costruisce il suo momento di gloria. Nel gruppetto dei corridori di avanguardia è certamente il più veloce: potrebbe anche aspettare la volata, ma non si fida. Sente di avere ancora benzina in corpo e, soprattutto, ha voglia di fare qualcosa di grande. Esce come un proiettile dal gruppetto dei vari Wiggins, Sagan e Kristoff e tutto solo si riporta su due corridori di testa. Alla volata finale ci arriveranno in sei, il tedescone già primo a Sanremo, vince la volata nel "velodrome" con una gamba sola.

«La passione per il ciclismo? Mi entrò dentro quando avevo 8 anni - racconta Degenkolb -: Ullrich vinse il Tour e io mi innamorai di questo sport». Il papà, ex corridore, intuisce subito che il suo bimbetto non ha solo tanta passione, ma qualcosa di più. Però è anche tipo pratico e gli trova un posto statale, in una scuola di polizia. John si fa quattro anni di teoria, più due di pratica: diventa poliziotto. «Lì ho imparato ad essere anche un uomo migliore», dice John il bello.

È un uomo migliore, ma è soprattutto un corridore che a soli 26 anni entra nel gotha del ciclismo mondiale, e alla faccia del papà, ora con il ciclismo ci mangia eccome, visto che il suo ingaggio è di 2 milioni di euro premi esclusi. «La gioia più grande. Oggi c'erano mia moglie e mio figlio a vedermi, non potevo deluderli».