Tre ct alla ricerca delle nazionali e del tempo perduto

Il low profile in panchina con Allardyce (presentato ieri), Lopetegui e Ventura

Tony Damascelli

Allardyce, Lopetegui, Ventura. Che roba è? Tutta seria, Inghilterra, Spagna, Italia, per Mosca si cambia. Tre nazionali campioni del mondo, in epoche diverse, tre allenatori nuovi, tre svolte tecniche delle federazioni, non per accontentare la pancia dei tifosi ma per tornare con i piedi per terra. L'Europeo giocato in Francia ha segnato la fine di un'epoca, il Portogallo ha vinto con uno sconosciuto in panchina e un illustre in campo, il resto ha fatto cornice. L'Italia di Conte, dopo le lacrime e i rigori clowneschi, si mette nelle mani e nella testa di un uomo saggio che nulla ha vinto ma molto può insegnare: Giampiero Ventura è l'uomo venuto dal poco destinato a puntare a molto, il mondiale in Russia è il traguardo, non soltanto la qualificazione, come minimo aziendale, ma qualcosa di più, il riscatto dell'amaro epilogo francese. Ventura non avrà il fisico del ruolo ma conta la sua perizia, la sua normalità, il fatto di avere saputo ogni anno ricostruire il puzzle mandato in mille pezzi dal mercato del Torino o di altre squadre da lui allenate.

La Spagna passa dal monumentale Vicente Del Bosque al caballero basco Lopetegui, un ex portiere che ha tirato sù la meglio gioventù del calcio spagnolo guidando l'Under 21. Non ci sono più le furie rosse di una volta, la nuova Spagna è da decifrare, la Liga è invasa, come altrove, dagli stranieri in ogni dove e, dunque, meglio un cinquantenne con idee fresche e voglia di fare piuttosto che un vecchio docente che vive di rendita.

Sam Allardyce è un caso a parte. L'Inghilterra è da sempre all'inseguimento di se stessa, di quell'unico titolo mondiale vinto cinquant'anni fa e di cui si esaltano ancora dopo mezzo secolo le imprese dei vari baronetti. L'esperienza di Roy Hodgson è durata fin troppo, è arrivato il tempo di zio Sam, uno che da bambino sognava di diventare l'allenatore dei tre leoni. Ci era quasi riuscito dieci anni fa, poi gli venne preferito McLaren il quale poi lasciò il posto a Fabio Capello. Allardyce ha masticato più gomme americane di un allenatore yankee di baseball. È passato alla storia per la sua risata plautina sparata in faccia a Chico Flores dello Swansea. Il ragazzotto era ruzzolato proprio davanti a lui, facendo una sceneggiata da tuffatore olimpionico e olimpico. Allardyce, masticando il chewing gum come prima più di prima, aveva indirizzato un gentile f..off al Chico e poi era esploso in una risata pittoresca mentre il Chico Flores, sentitosi preso in giro, non sapeva come replicare.

Per questo motivo Sam Allardyce ha voluto spedire un messaggio video a tutti i tifosi inglesi e nel filmato si è messo a ridere e ha continuato a ridere, spiegando che questo è il giorno più bello della sua vita, un giorno atteso da sempre e, pertanto, non può smettere di ridere.

Vanno così le cose del grande calcio, fatto di milioni colossali e di piccole storie, improvvise e impreviste. Tre uomini alla ricerca del tempo e delle nazionali perdute.