Dopo tre fallimenti in 20 anni Trieste spera in un... Milanese

Sprofondata in serie D, ben 13 presidenti dal '94 ad oggi la gloriosa Triestina di Rocco rilevata dall'ex terzino dell'Inter

Il calcio a Trieste sembrava destinato a sparire dopo il fallimento dichiarato dal tribunale all'inizio di febbraio, che comunque poneva fine al periodo più travagliato e caotico nella lunga storia della vecchia Unione rossoalabardata. La città aveva vissuto le ultime vicende nella profonda indifferenza, difficile pensare che dopo la fine dell'attuale campionato di serie D, quando il fallimento diverrà esecutivo, potesse sorgere qualche iniziativa per ripartire per la terza volta da zero in 20 anni. Ma in soccorso è arrivato l'ex giocatore Mauro Milanese con una cordata italo-australiana. Il 45enne ex terzino di Cremonese, Torino, Napoli, Parma e Inter, è intervenuto con il curatore fallimentare Verni per garantire alla squadra di terminare il campionato. Poi l'asta fallimentare deciderà il futuro. Che potrebbe essere italo-australiano perchè a fianco di Milanese c'è il cugino Biasin, ricco imprenditore di Melbourne. E dietro ancora ci potrebbe stare il Leyton Orient, la più antica società inglese di football, che milita nella League Two (equivalente alla nostra serie D) di cui Milanese è stato allenatore e di cui è proprietario un imprenditore italiano. Una prospettiva incoraggiante per evitare che si viva solo di ricordi lontani oltre mezzo secolo. L'ultimo campionato di serie A resta datato 1958-59, anche se il periodo glorioso è legato a Colaussi e Pasinati campioni del mondo nel 1938, a Nereo Rocco, a Memo Trevisan e Bruno Chizzo, poi le vicissitudini più politiche che sportive legate al dopoguerra, con la squadra costretta a giocare fuori sede per il divieto delle autorità anglo-americane, fino al secondo posto ex-aequo con Juventus e Milan dietro il grande Torino e l'avvento in panchina di Rocco non ancora paron, con la difesa arroccata intorno a Ivano Blason. Poi il lancio di Cesare Maldini verso il Milan, ultimo acuto di una grande storia.La crisi gestionale è cominciata nel 1994 poco dopo l'inauguraziione del nuovo stadio intitolato a Rocco, primo fallimento per la pesante situazione finanziaria aggravata dalle vicende extra calcistiche del presidente De Riu. Vent'anni di travaglio con la successione di 13 presidenti, appena un paio di estrazione cittadina e quindi il distacco della tifoseria, le disavventure gudiziarie di Tonellotto e Aletti, un po' di quiete e rilancio con Amilcare Berti e promozione in serie A sfiorata nel 2002-03 e la speranza che con l'avvento del friulano Stefano Fantinel si potesse assestare la stuazione. Solo speranza. Sei anni di caduta libera, un altro fallimentro, l'ingresso di investitori poco trasparenti sino all'arrivo arrivo del kossovaro-svizzero Hamdi Mehmeti e del camerunese M'Bock. E nel frattempo gli ultras racimolano 5 mila euro e comprano marchio, logo e colori della vecchia Unione costringendo la squadra ad indossare magliette bianche anonime. Girandole di fidejussioni, stipendi non pagati, stadio desolatamente vuoto: il calcio a Trieste sembrava destinato a sparire. Ma adesso si è riaccesa una speranza.