Il triplete corre in moto Dovizioso, Migno e Pasini. È un'Italia da Gran premio

Dominate le tre classi. Non accadeva dal 2008 Dovi: «Un sogno vincere con la Ducati in casa»

I centomila del Mugello cantano in coro Mameli: per tre volte, dalla mattina al pomeriggio, come non succedeva dal 2008 quando trionfarono Rossi, Simoncelli e Corsi. Il «triplete» sfuggito nel calcio si materializza a distanza di poche ore nel tempio italiano del motociclismo, una gara più bella dell'altra in un crescendo rossiniano che parte con la Moto3, continua con la Moto2 e culmina con l'acuto di Dovizioso in Motogp. Vittorie made in Romagna, la «terra de mutor», vittorie che valgono una carriera: quella ancora acerba di Migno, il pupillo di Vale, e quelle mature di Pasini e Dovi.

Ma con tutto il rispetto per gli altri due è lui, l'Andrea della Ducati, il grande protagonista della domenica su due ruote. Quello che guadagna otto volte meno di Jorge Lorenzo e gli finisce sempre davanti, l'italiano che vince il Gp d'Italia su moto italiana (l'ultimo fu Bonera su MV Agusta nel 1974, però si correva a Imola), quello che ha sempre puntato tutto sulla razionalità e che nel suo giorno più bello ammette di avercela fatta perché non aveva una strategia.

In testa alla gara Dovizioso ci arriva al giro 14, dopo un inizio pirotecnico in cui al comando si erano alternati un Rossi rapidissimo allo spegnimento dei semafori, un Lorenzo che dura cinque minuti e poi sparisce lentamente fino all'ottavo posto finale e un Viñales meno a posto di altre volte che ha badato soprattutto a incrementare il suo vantaggio in classifica generale.

A questo punto è lo stesso Andrea, che nel mondiale ora è secondo, a raccontare com'è andata: «Quando sono arrivato davanti non avevo un piano, mi sono semplicemente reso conto che gli altri non ne avevano. Nei primi giri sono riuscito a risparmiare le gomme (medie, a differenza dei suoi rivali che montavano le dure, ndr) e questo mi ha aiutato, poi alla fine ho visto che arrivavano prima Petrucci e poi Viñales ma io questa vittoria la volevo. Vincere qui è il sogno di tutti, farlo con la Ducati è speciale: c'è un motivo se tutti i piloti quando vincono al Mugello piangono. Sul podio ho avuto una botta di felicità, io c'entro poco con i tifosi di Valentino, ma anche loro mi hanno dato un supporto favoloso e li ringrazio».

E pensare che in mattinata aveva dovuto anche rinunciare al warm-up, debilitato da un'intossicazione alimentare. Lui con problemi intestinali, Viñales alle prese con una contusione al braccio, Rossi stoico ma comunque non al 100% dopo la botta presa in allenamento: la testa della corsa a un certo punto pareva un lazzaretto. L'unico sano era Petrucci, magnifico nel risalire dal nono posto in griglia e commosso sul terzo gradino del podio alla fine della tenzone: «È un risultato incredibile, quasi non ci credo. Continuavo a guardare il maxischermo per vedere se stavo sognando. A un certo punto ho anche sentito di poter vincere, ma vicino a Dovi mi è mancato il fiato e con la posteriore ero in difficoltà».

Vale ha combattuto, più che il cucchiaio di Totti ha dovuto usare il coltello per difendersi: all'inizio l'ha spuntata su Lorenzo, poi ha dovuto cedere il passo prima a Viñales, quindi a Dovizioso e infine anche a Petrucci. Porta a casa 13 punti di un 4° posto che tamponano l'emorragia ma lo lasciano a -30 dalla vetta. «Stavolta volevo arrivare, non come a Le Mans - scherza il Dottore -, mi è dispiaciuto per il podio ma sono contento per Petrucci, è un amico. Certo se fregava un altro era meglio».

Comunque meglio di Marquez e Pedrosa, in crisi con le loro Honda e sempre lontani dalle posizioni nobili: Marc alla fine si è accontentato del sesto posto dietro anche a Bautista, mentre Dani ha buttato giù Crutchlow (e se stesso) lottando per un malinconico nono all'ultimo giro. Alla fine può fregarsi le mani Viñales che a dispetto dei suoi 22 anni ragiona già da grande: «Riprendere Dovi era molto difficile e non ho voluto rischiare troppo», ha spiegato. I mondiali del resto si vincono così.