Il tris del Moro, l'allenatore martello

«Ci sono atleti di serie A e B. I primi reggono e puntano in alto, gli altri...»

nostro inviato a Rio de Janeiro

Il Moro non è un pirata ma un fintamente burbero livornese di 58 anni che torna a casa come il più olimpico della spedizione italiana. Tre medaglie per lui: oro, bronzo e bronzo. Greg nei 1500, Gabriele nei 1500 e 400 stile. Medaglie pesanti perché non arrivano da discipline che, seppur nobili, coinvolgono molti meno appassionati in giro per il mondo. Il Moro, Stefano Morini, d'ora in poi sarà per tutti il Signor Nuoto. Perché lui, allievo e poi vice del compianto Alberto Castagnetti, l'uomo che ha reso grande il nostro nuoto negli anni 2000, proprio come il suo maestro adesso cerca qualche volenteroso allievo che lo affianchi e a cui affidare il proprio sapere, «anche se» ammette, «io un po accentratore lo sono».

Il Moro non è un pirata ma una burbero con il cuore di chioccia e di mamma e di babbo esigente e talvolta indulgente. Oddio. È ha anche un burbero con il cuore di zio visto che Gabriele Detti è suo nipote «e zio mi buttò in acqua da piccino e zio quando s'arrabbia con me s'arrabbia di più e colpa di zio se non faccio il calciatore e non guadagno milioni...».

Il Moro circondato com'è da tutti e col viso emozionato e gli occhi lucidi e l'abbraccio forte della gente delle sue terre quando sa di aver rischiato tanto, dato tanto e ottenuto tanto, cerca di spiegare tecnica, metodi di allenamento e i piccoli segreti dietro la preparazione dei due ragazzi. Ma è quando, quasi con un filo di voce si lascia scappare un piccolo e all'apparenza insignificante dettaglio, che si capisce quanto di lui ci sia in queste medaglie. «Quante volte, anche in questi giorni, soprattutto con Gabriele che va sempre in giro scamiciato, gli ho dovuto dire fa freddo, mettiti il giacchetto, mi sembrava di essere mi nonna 80 anni fa. Perché vedete, è vero, gli allenatori devono seguire tecnica, preparazione, ma avere anche cura di un'altra grande dote che gli atleti devono avere: ed è quella di non ammalarsi».

Il Moro non è un pirata ma da molti viene vissuto come troppo esigente, troppo duro negli allenamenti e ci sono nuotatori che proprio non riescono a reggere. «Vedete» risponde lui con la serenità di tre medaglie al collo, «anche nel nuoto come nel calcio ci sono atleti di serie A e serie B. Quelli di A reggono e puntano in alto... gli altri restano nelle serie minori». E di lui Diletta Carli dice «Moro non vedo l'ora di ricominciare ad allenarmi con te, sei tu la nostra forza» e di lui Gregorio dice «io amo tornare a casa, ma un mese prima delle gare per nessuna ragione al mondo mi allontanerei dal Moro».

Parole forti, parole vere, dedicate a questo tecnico a cui la federazione, nel 2011, per di più dopo una sfortunata esperienza proprio con la Pellegrini, gli affidò due ragazzini di quindici anni che sognavano la serie A. Il presidente Barelli e i suoi uomini ci avevano visto giusto.

BCLuc