Tuo figlio in campo con il suo calciatore preferito? Costa 775 euro

A differenza dell'Italia, dove i bambini che sfilano in campo assieme ai calciatori lo fanno gratis, in Inghilterra i genitori arrivano a spendere fino a 700 sterline - 775 euro - per vedere i propri figli in compagnia dei loro idoli. È il business, bellezza

Il calcio, si sa, fa sempre più rima con business. Ma quanto succede in Inghilterra va oltre ogni logica. Il Corriere della Sera, riprendendo un'inchiesta del quotidiano britannico Guardian, racconta di una pratica piuttosto barbara in uso presso una decina delle 20 società di Premier League: far pagare a carissimo prezzo ai bambini quello che la buona creanza dovrebbe mantenere totalmente gratis: sfilare a fianco dei loro campioni. Una sana abitudine che club come il West Ham hanno pensato di monetizzare. Gli "Hammers", da quando hanno cambiato stadio - passando dal mitico Upton Park di Boleyn Ground all'avveniristico ma per nulla romantico stadio Olimpico - hanno messo a pagamento il servizio rivolto a quei bambini che vogliono trascorrere qualche minuto con i loro idoli calcistici.

Per sfilare a inizio partita con l'ex laziale Felipe Anderson e l'ex interista Arnautovic, la spesa è di 700 sterline, al cambio 775 euro. D'accordo che nel pacchetto è compreso anche il biglietto di tribuna per un genitore. Va bene che club di Championship - la Serie B - come Swansea e Nottingham Forest "offrono" anche un pranzo a base di fish&chips. Ma è moralmente accettabile fare i soldi sulla passione dei bambini? Sono molti i club inglesi a non porsi il problema. Se il West Ham è al vertice di questa orribile classifica, non sono tanto meglio Leicester (645 euro), Tottenham (450 euro) e Bournemouth (200 euro).

Per fortuna, non tutti i (ricchissimi) club di Premier League fanno i soldi sulla pelle dei più piccoli. A salvarsi, per esempio, sono le due squadre del Merseyside, Liverpool ed Everton, che per accompagnare i calciatori all'uscita dal tunnel degli spogliatoi scelgono ragazzi tra i 5 e i 12 anni. L'unica condizione richiesta è di essere registrati. Altre volte, tra i fortunati ci sono anche bambini segnalati dalle organizzazioni benefiche che hanno contatti con i club.

E l'Italia? Se la Serie A è indietro anni luce rispetto alla Premier League, almeno da questo punto di vista può dire di essere migliore. La Juve pesca i ragazzini tra i suoi junior members, mentre Inter e Milan tra i loro piccoli tifosi. Ma non tutto è concesso. Infatti, al termine della sfilata, i bimbi sono obbligati a restituire le divise. Su questo, forse, si potrebbe rivedere qualcosa, visto che le maglie dei calciatori sono "usa e getta" e alla fine dei 90 minuti vengono regalate ad amici, parenti e tifosi, per poi essere magari rivendute. Ma torniamo in Inghilterra per una bella notizia. Tra i club non predatori ci sono i due di Liverpool e il Manchester City del presidente emiratino Khaldoon Al Mubarak. Sul prato dell'Etihad Stadium i più piccoli sfilano senza pagare e a volte questo "privilegio" è concesso pure ai tifosi supercentenari. Insomma, prima gli anziani e i bambini. Possibilmente gratis.