Prima di tutto buttarla dentro Così l'Italia riscopre i bomber

Da ruolo in disuso a indispensabile. La Juve si affida a Tevez e Llorente, il Milan a Balo, il Napoli a Higuain e l'Inter attende Milito e spera in Eto'o

Il campionato italiano ha la febbre del “nove”. Nessun virus misterioso, solo la riscoperta di un ruolo caduto in disuso nelle ultime stagioni: il centravanti. È il passato che ritorna pensando a Van Basten e Trezeguet, Vieri e Ronaldo, Riva e Nordahl. È caccia all'erede.

Infatti dalla lotta scudetto alla salvezza, tutti (o quasi) gli allenatori hanno pensato che sia indispensabile per raggiungere l'obiettivo. O confermarsi. La Juventus che ha vinto gli ultimi due campionati senza un grande interprete è l'emblema dell'inversione di tendenza. Non uno, ma due rinforzi. Carlitos Tevez e Fernando Llorente.

L'argentino non ha sicuramente il physique du role, ma gode di una presenza scenica da top player. L'ex Bilbao, invece, è il classico “9” per stazza. Hanno in comune un'atipicità, non avere nelle loro corde una valanga di gol. E qui tocca a Conte “trasformarli” per centrare un tris scudetto storico.

Sulla sua strada la Signora incontrerà killer micidiali. Il Napoli ad esempio ha perso Cavani, ma ha inserito Gonzalo Higuain, per certi versi ancora più “nove” del predecessore. E Benitez ne ha preteso un altro come il colombiano Duvan Zapata. Il Milan vanta il più forte al momento in Italia, Mario Balotelli. L'azzurro sposta l'ago della bilancia: muscoli, tiro e freddezza dal dischetto lo rendono micidiale.

Vecchi e nuovi “nove”. Miroslav Klose per movimenti e fiuto del gol è un vero maestro e senza di lui la Lazio è un'altra cosa. Da un tedesco all'altro: l'arrivo di Mario Gomez ha fatto impazzire Firenze. Campione d'Europa col Bayern e una storia da 200 gol ha raccolto la sfida di riportare in Champions la viola.

La Roma è un caso a parte dopo aver venduto Osvaldo e con Destro ai box; però Garcia può ovviare con un reiventato del ruolo come Francesco Totti. Una garanzia. Come Diego Milito che l'Inter aspetta come la manna del cielo, mentre pensa a un clamoroso ritorno di Samuel Eto'o, altro crack direbbero in Spagna. Intanto ecco Icardi, Palacio e Belfodil, ma sono un'altra cosa. Poi le punte di casa nostra: Bianchi al Bologna e Gilardino al Genoa. Per loro andare in doppia cifra significherebbe mettere un'ipoteca sulla salvezza. Lo stesso vale per Luca Toni che vive una terza vita professionale a Verona. Vecchietti che non mollano come Antonio Di Natale 103 volte a segno nelle ultime quattro stagioni.

C'è chi in cerca di rilancio è disposto anche a "rinnegare" il passato: Ciro Immobile, scuola Juve, farà gol per il Torino. E il suo arrivo non ha scatenato i tifosi come quello di Enzo Maresca. Ci sono corna e corna. Un altro ex bianconero Amauri sfrutterà gli assist di Cassano al Parma. A Bergamo hanno il carrarmato, ma German Denis metterà tutti d'accordo non come il cingolato dei tifosi che ha schiacciato le “macchine” di Roma e Brescia. Sulle Isole si parla sudamericano: Pinilla a Cagliari e Bergessio a Catania. A Sassuolo Zazà rappresenta il nuovo che avanza, mentre Paulinho a Livorno può diventare un nome. Infine c'è chi si spartisce il compito: Paloschi-Thereau al Chievo (dove comunque c'è sempre un certo Pellissier) e Gabbiadini-Eder alla Samp.

Non esiste la patria del gol, anche se con l'Italia è l'Argentina a farla da padrone, cinque “titolarissimi” sono nati nella pampas. E comunque non è più una questione di numero. Il “nove” una volta era la maglia del bomber. Balotelli ad esempio non l'ha voluto, si è tenuto il 45. Gomez ha il 33, Milito il 22 e Klose l'11 come Gilardino. Higuain è il re dei tradizionalisti con Toni: sempre e solo 9. Alla Juve ce l'ha Vucinic, tutto tranne che un bomber. Tevez ha il 10, il primo dopo Del Piero. La maglia della fantasia, ma oggi il trequartista è una rarità a meno di richieste presidenziali. In Italia non è più tempo di sognare, ma di buttarla dentro anche se poi la storia racconta che gli scudetti si vincono in difesa. È la prova del nove.