Tutto il Nibali segreto tra massaggi, manie e citazioni di Leonardo

"La squadra mette la scienza, io mi affido al cuore". E vuole arrivare a Parigi usando sempre la stessa maglia

Lignan sur OrbLeonardo idealizzò, pensò da autentico visionario la bicicletta. Ne tracciò con i propri schizzi gli elementi portanti. Oggi, Vincenzo Nibali con il suo talento esalta lo strumento e il genio che l'ha pensato, mettendo in mostra talento e conoscenza. Corre incantando, grazie al lavoro del suo team, ma anche grazie alla sua passione. «In questa squadra c'è scienza e conoscenza, ma io mi affido all'istinto, al cuore. Mi sembra che Leonardo abbia detto una cosa del genere». L'ha detta: «Ogni nostra cognizione principia dai sentimenti», Nibali l'ha fatta sua.

Giorno di riposo, Chateau de Lignan, "buen retiro" dell'Astana alla vigilia della settimana finale: quella dei Pirenei. Un tranquillo albergo posto nel cuore della Linguadoca, immerso nel verde, dove la maglia gialla e i suoi compagni vivono la vigilia prima della battaglia finale. Due ore di bicicletta al mattino. Un pranzo frugale per non appesantirsi. Poi a disposizione della stampa internazionale.

Trasmette calma Vincenzo. La trasmette ai compagni di squadra e al personale. «Sembra che lui debba correre domani il gran premio Costa degli Estruschi di Donoratico, invece siamo nella settimana cruciale del Tour, cose da non crederci», ci dice Beppe Martinelli, il tattico dell'Astana, corteggiato dal Team Sky. «Ma credete a me, resterò dove sono», ci dice.

Vincenzo, intanto, vuole arrivare a Parigi in giallo. Lui fa tutto per arrivarci con la sua maglia gialla, sempre la stessa. Nel senso che non la cambia per nessuna ragione al mondo. «È fatto così, ha tutte le sue piccole manie - ci racconta Michele Pallini, 43 anni, pisano, massaggiatore amico e confidente di Vicenzo dal 2008 -. Vuole che gli lavi sempre la stessa. Non ne vuole di nuove…». Manie da campione. Ma non è la sola. «Ad esempio non indossa mai il calzoncino dello stesso colore della maglia: solo alla fine, se tutto andrà come deve, per far felice lo sponsor, lo farà».

Ma che tipo è Vincenzo? «Timido, riservato, tranquillo e sereno come pochi. Mai una parola fuori posto. Ascolta come nessuno: è una spugna. È un tipo diffidente, vuole capire chi ha davanti, se si può fidare. Come il nostro agopunturista. Tutta la squadra ci va volentieri, lui ha incominciato a praticare l'agopuntura solo da un giorno. Prima si è documentato, ha voluto capire. Ha chiesto. Una volta capito, si è concesso. Questo è il suo approccio per tutte le cose. Pensa che da ragazzino ha fatto un corso di massofisioterapia, e all'inizio, quando abbiamo cominciato a lavorare assieme, mi faceva quasi dei test: "perché mi lavori di più quel muscolo? Perché usi quella pressione adesso?" Lui è a conoscenza di tutto e voleva capire se io ero preparato, se ero all'altezza. Ora si fida ciecamente».

Tipo meticoloso, preciso e manicale nelle sue cose. Adora la bicicletta e sa smontarla e montarla perfettamente. Adora il computer e sa aggiustarlo come un vero tecnico della Apple. Ama fotografare e sa tutto di macchine fotografiche e ottiche. «Non gli ho mai fatto un massaggio prima della gara - ci confida sempre Pallini - e non ha mai usato un olio riscaldante, nemmeno quando c'è un freddo polare. Altre sue piccole grandi manie? Odia le banane, in squadra le mangiano tutti, lui no. E poi guai a lavargli i calzoncini, la maglietta e le calze e poi metterle nell'asciugatrice: non vuole. Dice che secca l'indumento e rovina l'elasticità del capo». È fatto così Vincenzo.

Non ama i social, non ne comprende il senso. «Se ho voglia di chiamare un mio amico, lo chiamo. Se voglio mandargli un messaggio lo mando a lui, non voglio che lo sappia il modo intero», dice la maglia gialla. Il mondo, da quindici giorni, si è accorto di lui.