Tutto il rosa del nuoto azzurro. Pellegrini-Cagnotto: tocca a voi

L'Italia che piace: diverse ma vincenti

Cartolina a due facce da un'Italia che piace. Oggi tocca a tutto il rosa del nuoto. Strana Italia capace di far sorgere dalle acque due personaggi così diversi eppure così sostanziosamente uguali nel tener botta contro il resto del mondo. Da una parte la regina del nuoto e del gossip. Dall'altra l'equilibrista del tuffo e dell'antigossip. Figlie di quell'Italia che unisce il ciacolare (gossipare?) veneto alla fredda impronta bolzanina. Godiamoci l'attesa per Federica Pellegrini, nostra signora delle acque che si tuffa nella gara dei suoi tormenti. A Pechino i 400 sl la inchiodarono a qualche colpa e ad una immediata presa di coscienza con resurrezione. Se stavolta cambiasse sceneggiatura…
Ma incrociamo le dita per i tuffi da trapeziste di Tania Cagnotto, piccola e composta nel suo essere l'unica alternativa di successo al nuoto della Pellegrini, in compagnia di Francesca Dallapè, campionesse d'Europa in carica dal trampolino sincro dei tre metri: fanno coppia nel tuffo che è una delle cose più difficili tra le tante che lo sport si è divertito ad inventare. Coniuga la bravura delle ginnaste al coraggio degli stunt man all'armonia dei ballerini. Il sincro non ha una grande tradizione, i nostri tuffi alle olimpiadi hanno sempre parlato al maschile con l'incancellabile coppia Cagnotto-Dibiasi. Ora papà sta a bordo vasca, ogni tanto litiga con la figlia, ma la coppia è arrivata a lasciare un altro segno dell'Italia dei tuffi. Tania è la prima delle umane dietro alle marziane cinesi e, in coppia con la Dallapè, è diventata regina della specialità in Europa: da quattro anni vince l'oro e stavolta le cinesi occuperanno solo un posto del podio.
Tania è di ferro nonostante il formato pocket. Di ferro in ogni senso. L'altro giorno è andata a sbattere contro il trampolino, ma se n'è lavata con una alzata di spalle. «Niente di male» ha raccontato. «Magari porta bene». Tania e Francesca dovranno mettere in atto in modo feroce il loro credo di vita atletica. Che Tania ha raccontato: «Condividiamo tutto: responsabilità e pressione, gioia e delusione». Il programma olimpico ha voluto che i loro tuffi vadano in scena nell'intermezzo della gare del nuoto. La piscina olimpica da una parte, dall'altra i trampolini e la vasca dei tuffi. Gente appollaiata sulle tribune, da certi punti non riuscirà nemmeno a vederli: il famoso architetto che ha progettato la piscina, con il soffitto modulato come un'onda, evidentemente non aveva mai visto gare.
Alla mattina Federica proverà avversarie e forma nelle batterie, alla sera forse si giocherà la parte più importante delle sue olimpiadi. Dicono tempi e statistiche che la vita sarà molto più dura nei 200 sl, la concorrenza si è fatta poderosa. Nei 400 avrà le americane, la solida francese Muffat. Gli inglesi se la sviolinano con Rebecca Adlington, ieri hanno definito disastrosa la stagione della Pellegrini e si sono domandati: quanto riesce a sopportare la pressione dopo aver cambiato quattro tecnici dalla morte di Alberto Castagnetti? Domande legittime. Stasera Federica vedrà di spiegarsi. Sarà dura quanto mai. La nostra ieri ha rotto il ghiaccio correndo la seconda frazione della staffetta 4x100 sl. Non male il tempo che ha battuto il record italiano (3'39”74), non altrettanto il piazzamento che ha messo le quattro ragazze (Mizzau, Latrari e Ferraiolo) fuori dalla finale. «Non vedevo l'ora di entrare in acqua» ha raccontato Fede quasi si fosse tolta il primo peso dallo stomaco. Ora arrivano i macigni. A Pechino i 400 sl segnarono l'ultimo trabocchetto prima di cominciare quattro anni vissuti meravigliosamente: gli ori di Roma, quelli dei mondiali di Shangai, una storia italiana fra tacchi a spillo e piscina, gossip e sponsor,fidanzati presi e lasciati e la lacerante perdita di Castagnetti. Oggi la Pellegrini scoprirà se quel meraviglioso incanto se ne sta andando. Le serve un oro per la leggenda, o una medaglia per l'eternità.