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Tutto dipende da Exor, un impero da 23 miliardi Ma il bilancio del club può rischiare il profondo rosso

L'arrivo di Cristiano Ronaldo, il bomber portoghese cinque volte Pallone d'Oro, costerà alla Juve fino a 450 milioni di euro, 112 milioni all'anno per ciascuno dei quattro del contratto. Una cifra che metterà a dura prova i bilanci del club guidato da Andrea Agnelli e che potrebbe spingere Exor, la finanziaria degli Agnelli a cui fa capo il 63,7% del club, a prendere drastiche decisione sul capitale.

Nel dettaglio la Juve pagherà ai Blancos 105 milioni per il costo di cartellino (ammortizzabili a bilancio per 26,25 milioni l'anno), mentre l'ingaggio di Ronaldo ha un costo annuale per l'azienda stimato tra i 68,4 e gli 86 milioni (di cui nelle tasche di Ronaldo arriverebbero 30 milioni netti, 40 in caso di bonus).

Un costo tutt'altro che leggero per la Vecchia Signora. Il bilancio 2017/2018, chiuso a fine giugno, sarà approvato solo il 13 settembre, ma gli esperti lo prevedono in profondo rosso fino a 30 milioni (rispetto all'utile netto di 42 milioni ottenuto nell'esercizio precedente) e con una contrazione del giro d'affari (fino a 457 milioni dai 560 dell'esercizio precedente) a causa dell'uscita dalla Champions League, dei minori proventi dei diritti tv e dei costi in ascesa dei calciatori. Già nell'ultimo bilancio pubblicato, quello relativo alla stagione 2016/2017, sui 400 milioni di costi a bilancio ben 235 milioni, erano dovuti al personale tesserato, ovvero agli stipendi dei calciatori. Non solo. Gli ingaggi pesavano sulla redditività finale del gruppo anche con 82,9 milioni di ammortamenti e svalutazioni sui diritti dei calciatori. Costi e ammortamenti destinanti a lievitare nella stagione appena chiusa che ha registrato gli arrivi di Douglas Costa, Benedikt Howedes e Blaise Matuid. In questo scenario è quindi più che legittimo chiedersi come possa fare la Juve a sostenere un acquisto d'oro come quello di CR7. Tanto più che a fine 2017, sul club bianconero pesavano debiti per 279, 7 milioni di euro.

Il fatto è che la Juve, approdata in Borsa nel 2001, fa capo a Exor che, a sua volta, conta su un Nav (ovvero il valore netto delle diverse attività che fanno capo al gruppo) pari a 22,97 miliardi di dollari. In Exor, controllata a al 52,9% dai membri della famiglia torinese (riuniti nella Giovanni Agnelli B.V.), confluiscono infatti il 29,1% di Fca, il 22,9% di Ferrari, il 100% del gruppo riassicurativo PartnerRe, il 26,8% di Cnh Industrial e il 43,4% di The Economist. Per valutare la forza della holding guidata da John Elkann si consideri che la finanziaria ha chiuso l'ultimo bilancio con un utile netto di 1,39 miliardi, più del doppio dell'anno prima.

Quanto al rapporto con il club, Exor nell'ultima lettera agli azionisti, dopo aver tessuto le lodi della Juventus, sottolinea di voler continuare a mantenere saldo nel tempo il legame con la Vecchia Signora «che è il più lungo al mondo tra una famiglia e un club sportivo». Non si sa, al momento, se a costo di mettere mano al portafoglio o se alla Juve basteranno cessioni e abbonamenti, a sostenere l'acquisto di CR7 che potrebbe sempre beneficiare anche di contratti di sponsorizzazioni infragruppo.