«Unrae forte e aperta Mano tesa a Fca e Anfia»

I piani del nuovo presidente delle Case estere: «Lavoro per legare gli attori dell'automotive»

Pierluigi Bonora

Torino A poco più di due mesi dalla nomina al vertice di Unrae, l'Unione delle Case automobilistiche estere in Italia, Michele Crisci traccia un primo bilancio del suo lavoro. L'occasione è il Salone Parco Valentino di Torino, il suo primo grande evento pubblico nella veste di presidente.

Che eredità le ha lasciato il suo predecessore Massimo Nordio?

«Buona, con progetti di valore e visioni già delineate. Molte di esse ora vanno messe a terra. Sono concentrato nel legare i vari attori del settore. Il cambiamento che sta vivendo l'automotive dev'essere gestito in modo comune. Attorno al tavolo non ci devono essere tiranti, ma forze convergenti. Mi concentrerò sempre più nello sviluppo delle relazioni e per fare in modo che l'interesse di bottega non prevalga sull'interesse comune».

Intanto il consiglio di Unrae si è ricompattato, con i rientri di Bmw e Mercedes.

«Sì. Ma Unrae è sempre stata compatta. È solo che quando accadono certe cose, ne seguono delle reazioni. Da parte mia, rispetto le decisioni prese da altri. Mi fa comunque piacere che ora Unrae sia rappresentata da tutte le Case automobilistiche».

Il suo programma va nella direzione di un progetto comune nell'interesse dell'automotive, dei «non orticelli». Riuscirà a coinvolgere anche Anfia e Fca?

«Certo che voglio coinvolgerli. Si tratta solo di capire se Anfia, Fca e gli altri attori del settore desiderano essere coinvolti. È necessario mettere le basi per ammodernare il Paese seriamente. Significa creare i presupposti, ad esempio, per recepire la guida autonoma e renderla attiva tra qualche anno su alcune tratte autostradali. Merita poi un plauso l'idea del ministero dell'Ambiente, esposta al G7 svoltosi a Bologna, di creare un tavolo della Pianura padana per cercare di realizzare piani strutturati e non improvvisati sui temi emissioni e inquinamento».

Un anno fa proprio Unrae lanciò l'idea del mobility champion, l'aggregatore di tutte le forze che gravitano sul settore. Sembra, però, che si sia rimasti alla pura enunciazione.

«Spero che dopo l'estate si arrivi a una condivisione. E i media, in proposito, hanno un ruolo molto importante. Se l'automobilista capisce l'importanza di questa figura, lo stesso accade per le istituzioni. Comunque, un grosso lavoro è già stato fatto: è il documento redatto dal Tavolo Tiscar, un lavoro imponente che detta le regole esecutive in tema di emissioni, coinvolgendo tutte le tecnologie disponibili: metano, Gpl, ibrido, elettrico. E può essere attuato nel giro di 24-36 mesi».

Le passerelle politiche e l'ipocrisia di tante amministrazioni. A Torino, per esempio, si è arrivati a bloccare anche la circolazione dei veicoli diesel Euro 6.

«Ho già affrontato l'argomento a vari livelli. Bisogna sensibilizzare le istituzioni affinché certi regolamenti siano all'insegna dell'efficienza e non solo per compiacere alla Ue o al governo. Escludere l'Euro 6 significa non voler rimpiazzare un parco automezzi inquinante. E non agire in funzione della salute pubblica».

Quella presieduta da Crisci sarà un'Unrae che torna a essere aperta al dialogo?

«Direi più chiara e trasparente. E i media avranno un ruolo fondamentale in questo processo. Si tratta di dire le cose come stanno».

L'Italia ritrova i suoi Saloni tradizionali, Torino e Bologna, seppur con formule nuove. In passato ci sono stati «boicottaggi» da parte delle Case. È in corso una svolta?

«Le decisioni sulla presenza alle rassegne ormai spettano ai quartieri generali delle società. Ma nuove formule basate su passione, tecnologie e design riavvicinano la gente e le istituzioni al settore».