Gli uomini d'oro del fioretto italiano

Mondiali di scherma: in finale Baldini, Cassarà e Avola superano gli Usa. Quarto posto per le azzurre della sciabola

«Zitti, zitti, il silenzio è d'oro». I due Andrea, Cassarà e Baldini, non litigano più, la rivalità rientra nel fair play e allora viene in mente la canzone di Jovanotti, un anno dopo il trionfo londinese.

Se non fosse per il fioretto, non sarebbero grandi mondiali per la scherma italiana. A Catania 2011 arrivarono 10 medaglie, a Budapest scendiamo a 6 (3 ori e 3 bronzi), 5 delle quali però nell'arma più tecnica. Ieri pomeriggio il successo scontato con il siciliano Giorgio Avola, resta in panchina a sorpresa Valerio Aspromonte (bronzo individuale), al contrario della fidanzata Carolina Erba, sabato oro con Errigo e Di Francisca. Gli americani appena si mettono in guardia, con quella maschera a stelle e strisce da Uomo Ragno, subiscono le touche, il primo giro è 15-7, sembra la finale donne. In pedana c'è la giusta arroganza sportiva, si attacca con attenzione, i riflessi vanno al massimo, sul 26-16 è già fatta, e neanche ci si diverte, sul 35-21. In semifinale c'era stato pathos, nel 45-44 alla Russia firmato Baldini, dopo gli allenamenti con cechi (lasciati a 26) e Gran Bretagna (33).
La sciabola femminile perde la semifinale, 45-34 dall'Ucraina, è quarta, relegata dagli Usa a sole 30 stoccate nella sfida per il bronzo. Irene Vecchi è timida, Rossella Gregorio nella finalina piazza un 15-4 alla Stone, non raccolto da Livia Stagni (Lucrezia Sinigaglia è riserva); non conta aver doppiato il Messico e rifilato 4 colpi alla Polonia, sono mancate nelle gare chiave.

Nell'anno postolimpico è naturale un rilassamento, certo da 30 anni il fioretto garantisce più podi delle altre due armi messe assieme. Il tutto mentre i tecnici italiani sono contesissimi. Stefano Cerioni in Russia inciderà di più (la sua nuova Nazionale chiude in testa al medagliere iridato di Budapest), il friulano Andrea Magro era ct del Giappone e va in Germania, Ninni Signorello insegna sciabola in Australia e l'ex maestro della Vezzali, Tomasini, va in Francia, all'Avignone. Globalizziamo la scherma in ogni continente, colonizzano il Brasile il romano Filippo Lombardo per la spada e Alessandro Di Agostino a sciabolate. E un pisano, Simone Piccini, allena due ragazzi in Libano. Chi insegna scherma, con il nome del nostro Paese in questo sport, all'estero vive dignitosamente.