Usa, niente colpi di testa prima dei dieci anni

È il nuovo provvedimento della Federcalcio americana per ridurre i traumi cranici tra i giovanissimi

Usate i piedi, non il cervello. È questo l'imperativo che d'ora in poi gli allenatori americani rivolgeranno alle giovanissime promesse del pallone.

La Federcalcio statunitense ha vietato i colpi di testa, sia durante gli allenamenti che in partita, ai bambini inferiori all'età di 10 anni, imponendo varie limitazioni anche ai giocatori tra gli 11 e i 13. L'obiettivo è ridurre il numero dei traumi cranici che troppo spesso insorgono dopo i cosiddetti contrasti aerei, con il rischio di compromettere l'assetto cerebrale dei ragazzi in piena fase di crescita.

Il disegno di legge, in procinto di tramutarsi in regola, fa già discutere. "Non sono in assoluto a favore di questa decisione, ma è certo che bisogna fare qualcosa per limitare gli infortuni alla testa, del resto il calcio è uno sport di contatto e gli scontri di gioco ci saranno sempre", ha dichiarato alla BBC il dottor McLean, medico della Nazionale scozzese, che prova ad andare oltre il nuovo provvedimento: "Negli ultimi anni il board ha adottato misure importanti per limitare le braccia alte e le gomitate pericolose, però andrebbe aumentato il tempo di recupero a bordo campo dopo gli infortuni alla testa: 3 minuti non sono sufficienti, nel rugby sono 10".