Gli Usa sono marziani la Serbia viene spazzata

I marziani che giocano a basket negli Stati Uniti ci fanno vedere il loro mondo, ben diverso da quello che li vorrebbe sfidare, piccolo mondo antico a cui portano via le piume nella finale madrilena conquistata con tutta facilità spazzando via la Serbia in 20' (35-21, 67-41) per chiudere 129-92. Sembrava uno di quei film dove ti trovi esseri di altri mondi alla porta, incontri del terzo tipo, li studi, li sfidi, ma poi quando capiscono chi sei ti mostrano i loro poteri spaziali.

La Serbia orgogliosa, che Djordjevic aveva preparato con il mantra "perchè no?", ha stuzzicato l'amor proprio dell'armata della luna diversa che non perde da 62 partite, che in questo mondiale ha spazzato via i nemici infliggendo scarti di oltre 30 punti. Ha provato a farla soffrire con il genio di Teodosic e Bjelica, 15-7 dopo 4'09". Ma Kyrie Irving decide che il bel gioco dei serbi doveva durare davvero poco. Ascoltato subito dal barba diabolico Harden, una coppia meravigliosa che si è fatta accompagnare come Thor dal Faried tutta energia sotto canestro e poi la luce si è diffusa su tutta la squadra che dopo 20' aveva segnato con il 69% da 3.

Un massacro anche se Djordjevic, un vero generale da ponte sulla Drina, ha provato di tutto per convincere i suoi che qualcosa si poteva fare. Reazioni da applauso, ma anche schiaffoni tremendi quando nel coro hanno fatto la loro parte anche Curry, Rose, Thomas, Cousins e Anthony Davis il più sofferente all'inizio per i falli. Batosta annunciata, oltre 100 punti già subiti dalla Serbia dopo 30' (105-67), tormento da record per una squadra che ha dovuto espiare ogni tipo di peccato in qualificazione, prima di ritrovare purezza e compattezza.

Sapevamo dall'inizio che questo mondiale di basket sarebbe stato dei marziani, anche se sono venuti con la squadra numero due, si pensava che soltanto la Spagna avesse le armi, tecniche, fisiche, con grande appoggio ambientale per metterli in difficoltà, ma sappiamo tutti che la presunzione ha fatto diventare giocatorini gli uomini del povero Orenga, che la Francia, forse la squadra più bella del mondiale, aveva mandato all'aria. In questa fiesta mobile si è infilata con grande qualità la Serbia del Sasha Djordjevic che aspettava da tempo di poter far vedere che la scuola dei più grandi maestri europei era ancora in vita. E' arrivato in finale, ma proprio questo orgoglio, questa sfida aperta ha scatenato i marziani che mai avevano giocato così nelle 8 partite stravinte prima di ieri.