Varese sull'orlo della A2 Cantù e Pesaro da brividi: il basket rinnega la storia

Dopo la retrocessione delle bolognesi, di Treviso Roma e Siena, cambia la geografia dei canestri

Con la vittoria contro Cantù dell'Emporio Armani, l'Olimpia dei 27 scudetti, il campionato di basket ha chiuso il girone di andata, guardando sconsolato le nobiltà decadute di questo movimento che si rinnova, ma perde le sue antiche dominatrici. A parte Milano, ovviamente, anche se in Europa viene presa a schiaffi. Dopo 15 giornate, infatti, oggi sarebbe retrocessa Varese, una delle società che hanno fatto la storia di questo sport da noi: 10 scudetti, 4 coppe Italia, 5 coppe dei Campioni, 2 coppe delle Coppe, ultima insieme a Cremona.

Il basket nostrano aveva già vissuto una situazione del genere l'anno scorso quando a retrocedere fu la Virtus Bologna (15 scudetti, 8 coppe Italia, 4 trofei europei) che adesso cerca di uscire dalla trappola in una serie A2, o serie B a voler essere onesti, dove guida il suo girone in un torneo dove la nobiltà cestistica ha mandato altre società famose: Siena, 8 scudetti, 2 revocati, finita nel gorgo dei pagamenti in nero; Fortitudo Bologna, 2 tricolori, tante belle presenze al massimo livello europeo; Treviso, 4 titoli, coppe, una storia meravigliosa con il marchio Benetton, una finale europea persa; Roma, prima nel 1983, vincitrice con Bianchini della coppa Campioni.

Una pianta che si è ammalata alle radici, motivi economici, pecche regolamentari, la perdita dei grandi mecenati, una crisi che anche adesso coinvolge società storiche. Eh sì, Varese è in fondo alla graduatoria del girone di andata che ha qualificato oltre alla favoritissima Milano, per le finali di coppa Italia a Rimini dal 19 al 21 febbraio, anche Venezia, Avellino, Reggio Emilia (due finali scudetto), Capo d'Orlando, la città più piccola della serie A, Sassari, l'unica che ha contrastato Armani negli ultimi anni, la neopromossa Brescia e Brindisi. Ma non è soltanto la ex Ignis a soffrire. Nel gorgo ci sono ancora Pesaro, terzultima, la Victoria che ha vinto 2 scudetti e 2 coppe Italia oltre ad una coppa delle Coppe. Non è qualificata fra le migliori Cantù che nell'esilio di Desio, il suo campo in attesa che venga rifatto il Pianella, ha giocato con la vecchia maglia sponsorizzata Forst quella dell'età dorata della famiglia Allievi, gli anni meravigliosi dei 3 scudetti, dei 10 trionfi nelle coppe europee, 2 coppe dei Campioni, dove l'Italia non vince da troppo tempo.

Certo anche il calcio ha vissuto le sue rivoluzioni, le grandi crisi, in mezzo a scandali che hanno portato nella serie inferiore addirittura Juventus e Milan, da tempo vede l'Inter in retroguardia, ma è il basket che vive i maggiori tormenti perché manca dalle Olimpiadi ormai dal 2004, argento ad Atene, e non vince una coppa importante da troppo tempo.

La malattia di Varese preoccupa certo più di quella che tiene Pesaro sul fondo da quando se ne è andato Scavolini, dei problemi di una Cantù che adesso si chiama Ottobre Rosso ed è in mano ad un magnate russo. Tanto per capire la crisi, quando ci hanno chiesto un giocatore importante dell'Openjobmetis varesina non sapevamo davvero chi indicare. I più famosi sono vecchi dinosuari. Il quasi quarantenne Bulleri, tesserato all'ultimo momento, una grande storia, 2 scudetti a Treviso, 4 coppe Italia, argento olimpico. Poi ci sarebbe l'estone Kristian Kangur, classe 1982, un titolo a Siena e uno a Milano. Il resto, a parte il veterano Cavaliero, soltanto soldati di ventura, quelli che ha potuto permettersi una società consorziata e con mezzi limitati, nessuna giovane speranza. Una Varese che anche cambiando allenatore, passando dall'incolpevole Paolo Moretti ad Attilio Caja, già chiamato e trattato malissimo dopo una salvezza difficile due anni fa, non ha trovato successi. Il primo lo ha ottenuto martedì sul campo degli sconosciuti polacchi del Rosa Radom, nella cosiddetta Champions League della Fiba, dove comunque è finita ultima ed eliminata.

Certo anche nello sport il destino è un mare senza gioia, però il basket ci sta affogando e a Varese stanno vivendo lo stesso tormento che ha portato il calcio dalla serie A, dai giorni luminosi di Liedholm e Fascetti, ai campionati minori. Il consorzio è stata una bella invenzione, riportare Toto Bulgheroni nella società che suo padre aveva fatto grande, che lui ha portato allo scudetto della stella, è stata una buona idea, ma nelle casse non ci sono abbastanza soldi per dare ad una città abituata al meglio almeno la decenza. La stessa cosa vale per Pesaro. Una crisi per nobili decadute che ora le sfidanti di Milano devono far dimenticare, anche se amareggia vedere le grandi in crisi, le stesse che un tempo attingevano dal vivaio e trovavano campioni , le plurivincitrici che si sono perdute in un mondo che non vuole restaurazioni, ma spera di ritrovare almeno la strada perduta.

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