Venezia-Trento dei 2 Luigi Sindaco contro giornalista

Brugnaro patron veneto e Longhi n. 1 trentino Ecco la sfida nella sfida di una finale inedita

Uno è il sindaco di Venezia. L'altro lavora come giornalista a L'Adige. In comune, la passione per il basket. Di più: Luigi Brugnaro è il proprietario della Reyer Venezia, Luigi Longhi il presidente dell'Aquila Trento, ovvero le due società che da domani in avanti si sfideranno per la conquista dello scudetto. Addirittura, sì: Venezia avrà il fattore campo a favore e vanta nel proprio palmares due campionati vinti negli anni '40 (quando i playoff non c'erano), mentre Trento il profumo del tricolore non l'ha mai annusato. Brugnaro è a dir poco un personaggio focoso, a maggior ragione quando c'è una palla a spicchi di mezzo: Longhi ha invece l'aspetto pacioso dello zio buono e, quando si siede a bordo campo per una partita, solleva a stento un sopracciglio.

Venezia-Trento è anche la sfida tra due personaggi quasi agli antipodi: un imprenditore diventato sindaco alla testa di una lista civica tendente a destra (anche se inizialmente il personaggio pareva vicino al renzismo') e un giornalista che continua a svolgere il lavoro di sempre, avendo però lasciato la redazione sportiva per motivi di logica opportunità. Rappresentano il volto (quasi) nuovo del basket italiano, i due Luigi. Quello di Trento è impazzito di gioia una volta metabolizzata l'impresa di avere estromesso dalla corsa niente meno che la strafavorita Milano, l'altro ha vissuto la vittoria contro Avellino quasi come fosse la logica conseguenza di un percorso iniziato nel 2006, quando rilevò la società portandola poi fino alla massima serie sia in campo maschile che femminile. «Bisogna investire, senza pensare a ritorni immediati ha detto di recente -. E si deve puntare sui giovani, perché non si può arrivare a vincere solo con i soldi».

Di là, a Trento, lo sanno bene. E forse ancora meglio. Perché, non senza fatica, hanno seminato il germe del basket in una terra di pallavolisti. E perché sono bastati loro solo tre anni nella massima serie per arrivare a giocarsi lo scudetto, come in precedenza era riuscita a fare soltanto la Caserta di Tanjevic, Oscar e Nando Gentile nel 1986. Con un club, nato nel 1995 dall'unione di due associazioni che disputavano la serie D regionale, che è modello di organizzazione e di proprietà diffusa: cinque soci forti possiedono infatti il 20% delle quote, mentre il restante 80% è diviso tra 53 aziende del posto e oltre 700 tifosi. Per la realtà italiana pare quasi un miracolo, così come lo è il fatto che coach Buscaglia sieda sulla stessa panchina tranne un intermezzo di tre stagioni dal 2003. E così l'Aquila, sponsorizzata Dolomiti Energia, ha imparato a volare pian piano, con Longhi presidente dal 2012 e «una squadra che rappresenta una cerniera tra il mondo tedesco e quello italiano».

La Reyer ha un'altra storia, certo. Quella che il signor Umana', per quattro anni presidente della Confindustria locale, ha rilucidato. Con l'attuale finale che giunge dopo due semifinali, un tecnico sempre pacato come De Raffaele che allena tra gli altri anche Stefano Tonut, figlio dell'Alberto che fu suo compagno di squadra a Livorno. «Brugnaro è un vincente nato», dice del suo presidente. Che non di rado suggerisce mosse e sostituzioni, urlando pure negli spogliatoi e infischiandosene delle conseguenze. Alla passione e al proprio istinto non si comanda, alla fin fine. I risultati però sono con lui che adesso, da sindaco, sogna pure uno stadio e un palazzetto nuovi «da costruire con i soldi dei privati». Pare instancabile e inarrestabile, Brugnaro: Aquila permettendo.