Per Venezia un tuffo nella storia e nel Canal Grande

Il tecnico De Raffaele aveva promesso che si sarebbe buttato in caso di titolo. Belinelli va ad Atlanta

Tutti sul Canal Grande veneziano per veder passare i campioni d'Italia di basket della vecchia Reyer. Molti ci sono andati anche per scoprire se davvero l'allenatore livornese Walter De Raffaele si sarebbe tuffato per rispettare il pegno d'onore che aveva preso prima della sfida contro Trento conclusa martedì notte sul campo delle Aquile, alla sesta partita, dopo una battaglia fra inferno e purgatorio per trovare un paradiso che la città aveva conosciuto due volte, nel'42 battendo la Mussolini Roma del giovane Gassman e l'anno dopo la Triestina. Un bagno in canale schivando le grandi navi dopo aver neutralizzato i mas di Maurizio Buscaglia e di Trento nella notte della verità dove il suo pivot bonsai nato a Toronto nel 1991, Melvin Ejim, ha vinto il premio come miglior giocatore delle finali e il suo capitano Tomas Ress, 37 anni ad agosto ha vinto l'ottavo scudetto in carriera.

Il vero bagno, però, l'ex assistente di Carlo Recalcati lo ha fatto fra le lacrime sul podio di Trento dove il più commosso era Luigi Brugnaro, sindaco di Venezia, ma anche generale mascherato della società che nel 2006 rifondò, unendo basket maschile e femminile, sono gli unici al vertice in serie A nei due mondi, dando un forte impulso all'attività giovanile che già ha portato altri scudettini.

Da quando è sindaco l'architetto cinquantottenne di Mirano ha lasciato la presidenza all'ex giocatore e direttore sportivo Federico Casarin, ma l'Umana che sponsorizza la Reyer è anche la sua azienda e adesso, insieme a Joe Tacopina, l'avvocato di New York che con Pippo Inzaghi in panchina ha riportato il Venezia calcio in serie B, spera di poter dare alla città un vero palasport. Quello di Mestre, al Taliercio, è vecchio, soffocante, superato, è del 1977.

L'area trovata è sui suoi terreni prima del ponte della Libertà e il sogno sarebbe un'arena da 10.000 posti e i costi saranno tutti a suo carico. D'altronde sognare è la cosa che ha imparato a fare meglio da quando prese la società fallita nelle serie inferiori, trovando la A2 nel 2008 e la massima serie 2 anni dopo: «Ci ho messo 12 anni - urlava al mondo abbracciando tutti, cominciando dalla moglie finendo con il giovane Tonut - ma alla fine ci sono riuscito». Stagione sublime, semfinalista nella Champions FIBA, ora campione d'Italia. Che la festa cominci.

Speriamo sia così anche per la Nazionale italiana che Ettore Messina radunerà fra poco inserendo anche un leone di San Marco, l'argentino Ariel Filloy protagonista con Avellino e anche in gara sei, quella vinta 81-78 per prendersi il titolo, ma escludendo due giocatori che sembravano avere il posto fisso: Bargnani si sapeva, mentre Alessandro Gentile lo ha fatto sapere su Instagram «giusta decisione dopo il mio anno davvero complicato». Due rinunce annunciate, ma non sarà il solo problema anche se il trasferimento di Belinelli da Charlotte ad Atlanta, 8ª squadra NBA per il ragazzo, sembra assorbito bene. Ora resta da capire cosa farà Gallinari che sembra non riconfermato da Denver. Problemi, ma c'è tempo per liberare la mente, mentre oggi alle 12.30 (diretta Sky) l'Italia femminile affronterà a Praga il Belgio nei quarti dell'europeo che spalanca le porte su un mondiale che è anche strada per l'olimpiade.