Ventura copia Conte. In campo con la Spagna va l'Italia dell'ex ct

La sfida si ripete 3 mesi dopo il 2-0 di Parigi. Solo due novità con Romagnoli all'esordio

La rivoluzione può aspettare. Stasera c'è una partita che si può solo vincere. Quindi niente esperimenti. Perché ci si gioca tre punti fondamentali nel cammino che porta ai Mondiali del 2018. Il discorso vale sia per l'Italia che per la Spagna. Lo Juventus Stadium è un crocevia che dirà molto per il primato del girone che vale il pass diretto per andare in Russia. Lo sanno bene i due ct: Giampiero Ventura e Julen Lopetegui. E sono loro le due vere grandi novità, tre mesi e qualche giorno dopo la sfida di Parigi, negli ottavi dell'Europeo francese, quando gli azzurri vinsero due a zero. Allora c'erano Antonio Conte e Vicente Del Bosque. Poi in estate per motivi diversi è cambiata la guida tecnica di azzurri e furie rosse. E diverse sono state le strade scelte dalle due Federazioni: l'Italia si è affidata all'esperienza e a un uomo che ha fatto grandi cose con squadre medio-piccole, la Spagna a un tecnico federale, cinquantenne con una parentesi in un grande club, nel Porto. Non vantano trionfi clamorosi, se non un titolo europeo under 21 lo spagnolo.

Entrambi però sono come entrati in punta di piedi, non hanno subito marcato la distanza dalla precedente gestione. Se non a parole. Come Ventura dopo il ko all'esordio con la Francia: «Basta parlare di Conte». Per il resto hanno scelto la continuità a partire dal modulo. La difesa a tre contiana da una parte, il tridente con le ali dall'altra. Se c'è discontinuità è solo nell'interpretazione dell'idea di gioco: l'ex allenatore del Torino va più in verticale rispetto al predecessore, mentre l'ex Porto non è un integralista del tiki taka. Mentre anche nella scelta degli interpreti le novità non sono sostanziali. Addirittura stasera Ventura potrebbe cambiare due soli uomini rispetto alla vittoria di Parigi: oltre a Giaccherini, nemmeno convocato, lo squalificato Chiellini. Dall'altra parte non ci saranno sicuramente solo Juanfran e Fabregas, fuori dalle scelte di Lopetegui, che deve risolvere due ballottaggi. Nella peggiore delle ipotesi saranno comunque sette gli spagnoli titolari allo Juventus Stadium come in Francia.

Insomma ribaltando Giuseppe Tomasi di Lampedusa «cambiare niente o poco per cambiare tutto». In una sfida che è diventata un classico, stasera sarà la decima negli ultimi dieci anni. Non è un caso perché in questo lasso di tempo l'Italia ha vinto un Mondiale, la Spagna un Mondiale e due Europei, l'ultimo nel 2012 proprio con un poker agli azzurri. Non fu la sola volta che ci si giocò qualcosa di importante, allo Juventus Stadium andrà in scena il sesto confronto pesante. Si contano sulle dita di una mano i sempre presenti: da una parte Buffon e De Rossi (che sarà premiato dall'Uefa per le cento (e otto) presenze in azzurro), dall'altra Sergio Ramos, Iniesta e David Silva. E se Chiellini non fosse stato squalificato per l'ingenua espulsione in Israele, sarebbe stato un tre contro tre. Non ingannino le tre vittorie a uno (un pareggio) degli spagnoli perché due in realtà sono arrivate ai rigori. Se non siamo stati alla pari, se non altro sul campo li abbiamo spesso fermati.

Anche stasera potrebbe essere una sfida in equilibrio. E la chiave potrebbero essere i totem: De Rossi incrocerà spesso e volentieri Iniesta in mezzo al campo, mentre Buffon dovrà sbarrare la strada a David Silva. Non all'ex compagno Alvaro Morata perché gioca Diego Costa. Buffon ringrazia Lopetegui «perché Alvaro in questo tipo di partite mette sempre la zampata». Invece Ventura conferma: «In campo i soliti». Senza Verratti, ancora non al meglio. Assenza pesante perché contro Israele ha dimostrato di essere l'unico a poter accendere la luce come un tempo Pirlo. Nella difesa a tre al posto di Chiellini, suo l'uno a zero all'Europeo, dentro Romagnoli che sarà l'unico azzardo, ma calcolato del ct. A cui non manca il coraggio «d'altra parte ho lanciato Ranocchia e Bonucci ventenni in serie A a San Siro». Ne servirà di coraggio anche alla sua nazionale per ripetere l'impresa di Parigi. Non serve una rivoluzione. L'Italia sa come si fa.