«La vera F1 è un'altra cosa La Rossa? Di nuovo dietro» l'intervista »

Domenica da Melbourne scatta il mondiale. Jarno Trulli è stato l'ultimo italiano in F1. Le sue parole ci offrono uno schietto e impietoso spaccato di quel che potrebbe essere questo campionato figlio di troppe diavolerie regolamentari.
Propulsori ibridi, un motore turbo e due elettrici che recuperano energia in frenata e dai gas. Tetto ai consumi, 100 chili a Gp e 30 km di cavi elettrici su ogni monoposto. Le piace questa F1?
«No. Per niente. Non è la F1 che fa per me. Io credo in quella in cui il pilota deve guidare e cercare il massimo della prestazione. Già nei miei ultimi anni era iniziata questa tendenza elettronica. Lo compresi il giorno in cui capii che era meglio schiacciare il bottone nel momento giusto anziché impostare in modo lineare la curva».
Adesso di bottoni a cui pensare ce ne sono parecchi...
«A Melbourne il rischio è che più della metà delle macchine non finisca il Gp o lo concluda con delle noie. Chi al kers, chi al turbo e così via. Sarà un mondiale all'insegna dell'affidabilità. Ma la F1 era anche e soprattutto prestazioni. Conterà partire bene...».
E pure vincere l'ultimo Gp, quello di Abu Dhabi. Assegnerà il doppio dei punti.
«Anche lì. Qualcuno dovrà spiegarci perché vale doppio solo quello e non altri...»
Soldi, molti soldi dall'Emiro che ci teneva tanto tanto.
«Ok, ma è pura follia. Capisco che si voglia evitare lo stradominio di una macchina come avvenuto nell'ultima stagione, però allora facciamo come nel basket, introduciamo i play off, una classifica dopo 15 Gp che decida chi va poi a giocarsi il titolo. Invece di creare interesse esaltando la bellezza di questo sport, si cerca di ottenerlo falsando i risultati. Uno domina tutto l'anno, sbaglia l'ultima gara e perde il mondiale, ma dai... Allora sarebbe addirittura meglio che i doppi punti valessero per le ultime tre, quattro gare. Almeno si potrebbe pianificare come affrontarle».
La regola del consumo? I 100 chili di benzina a Gp? I sensori che controllano il flusso di carburante perché non superi mai un tot...
«Eh? E come la spieghiamo questa cosa qui ai tifosi? Non va bene. È una norma da tecnici. Non per chi guarda le gare che rischierà di non capire in che modo questa influisca sul risultato del Gp».
La sua hit dopo i test invernali.
«La Mercedes ha fatto un gran lavoro. Tutti i team da loro motorizzati sembrano volare. La Ferrari mi sembra ancora una volta la seconda forza. Però i test danno solo un'idea di massima, non dicono la verità».
Quindi anche la Red Bull potrebbe essere meglio di quel che sembra?
«La Red Bull? O la Renault?»
Il team campione pare nei guai anche per la monoposto disegnata da Newey. È troppo estrema, fa respirare poco il Renault già in crisi anche su Lotus e Toro Rosso.
«Può anche darsi che la Red Bull abbia sbagliato la macchina. Succede. E dato che sono davvero tanto lontani dagli altri sia nelle prestazioni che nei chilometri percorsi, dico una follia: se in un paio di mesi non dovessero riuscire a recuperare il divario, potrebbero anche mollare lì e pensare al 2015. Cioè, sfruttare i Gp come test».
Come vede Raikkonen in Ferrari?
«Kimi è atipico. Parla poco ma in auto le sue cose le fa bene. Però si sa com'è fuori dalle corse. Per cui, se la Ferrari riuscirà a gestirlo meglio e a fargli fare vita meno bizzarra, quest'anno potrebbe scapparci un grande Raikkonen».
E Alonso con Kimi? Lei Fernando lo conosce bene avendolo avuto per compagno in Renault.
«Non vedo un Alonso che surclassa Raikkonen... se Kimi tiene la testa a posto. Certo, Fernando è un politico, Raikkonen no. Dipende dal team. Ma se hanno preso il finlandese è perché ritengono di poter gestire la situazione».
E Massa giubilato dalla Rossa e finito su una Williams-Mercedes incredibilmente competitiva?
«Se riuscirà a cogliere le occasioni, Felipe avrà una bella opportunità per lottare per il mondiale...».
Da quando lei ha smesso, a fine 2011, zero italiani in F1. Sembra quasi sia per... regolamento.
«Sì. D'altra parte il momento è questo. Per vari motivi. Primo: la congiuntura economica. Il pilota italiano vale nulla perché è l'Italia a contare poco. Mercedes o Renault perché dovrebbero investire su un nostro pilota? Per vendere auto da noi? Ma no. Meglio farlo con un brasiliano, su mercati che tirano. Secondo: la questione Ferrari. A livello motoristico, l'attenzione di chi vuole e può investire non è sul pilota italiano ma sulla Rossa. Terzo: la tendenza in atto in F1 di privilegiare la qualità della valigia (soldi) portata dal pilota anziché le qualità del medesimo. Ormai il 70% dei team ha problemi finanziari e sceglie chi ha denaro. Il caso Valsecchi è emblematico: Davide aveva i requisiti per correre in F1, ma una valigia scarsa. E non ce l'ha fatta».


Jarno Trulli