Ma è vero che i portieri italiani sono diventati tutti «paparoni»?

Tanti errori nella scorsa giornata di campionato. Ma è giusto essere così severi coi nostri "estremi difensori"?

Ma sì, in mancanza del pianista, spariamo pure sul portiere. È facile e non costa nulla. E allora - «venghino» signori «venghino» - al padiglione del tiro a segno. Al posto dei palloncini che girano sulla ruota ci sono loro: gli «estremi difensori» che i palloncini, invece di farli scoppiare, se li infilano nella porta. Per loro nessuna pietà: «Portieri, papere e farfalle. La disperazione per Rosati bersaglio di una scarpa», recitava ieri un titolo di apertura nelle pagine sportive di Repubblica. Il sommario era duro come una traversa crollata direttamente sul coppino dei «numeri 1», versione sportiva della solitudine dei numeri primi: «Un ruolo in crisi, una notte in A piena di errori che fanno tristezza. E un mocassino lanciato sul portiere del Sassuolo, Antonio Rosati». Ma - a nostro modesto avviso - a «fare tristezza» non sono gli errori dei portieri, ma l'articolo di Repubblica che ricicla per l'ennesima volta la solfa della maledizione di Alessandrelli, riadattata ai nostri giorni. Un amarcord della sindrome dello sfigato dodicesimo «a vita» di Zoff che - ovviamente - nulla ha a che vedere con gli ultimi errori di Rosati, Perin (Bologna), Reina (Napoli) e via saponettando: tutti presi, brillantemente, per i fondelli dall'autore dell'articolo; al quale auguriamo di non scrivere mai un articolo con dentro un piccolo refiso: non sia mai che poi qualcuno lo accusi di essere un pippone della penna... Nel suo spumeggiante pezzo Romagnoli esce a pugni uniti anche su Neto (Fiorentina), Curci (Bologna) Eduardo (ex Genoa) oltre che su un tale Spallazzi (ex Bologna anni '60): «Agli errori dell'attaccante scatta la contestazione, a quelli del portiere la commiserazione...». Tanto che la firma di Repubblica quasi arriva a giustificare il «mocassino» in testa che il povero Rosati si è beccato da un tifoso-energumeno del Sassuolo, evidentemente deluso dalla prestazione del «suo» numero 1. Per il commentatore del quotidiano diretto da Ezio Mauro tale azione non è il deprecabile gesto violento di un imbecille, ma quasi un comprensibile «atto di frustrazione istigato dal soggetto e agevolato dall'oggetto». Ragion per cui se un lettore di Repubblica non dovesse gradire un pezzo scritto da Gabriele Romagnoli (è lui l'autore della filippica ammazza-portieri), quest'ultimo dovrebbe legittimamente attendersi di essere criticato con una bella scarpata sulla crapa. O la cosa vale solo per i portieri e non anche per i giornalisti di largo Fochetti? La verità è che Rosati, Perin, Curci ecc. sono degli ottimi portieri incappati in una giornata nera. Può capitare. Come capita - e capiterà - perfino a un campione come Buffon. La scuola dei portieri italiani è viva. E combatte con noi. Alla faccia di chi gli vuole male!

Commenti

bruco52

Mer, 04/09/2013 - 19:21

E' giusto difendere i portieri, che sono l'ultimo baluardo della difesa...il più delle volte, pagano per le cappellate dei loro compagni di squadra..tutti possono sbagliare, ma il portiere è quello che viene accusato ed insultato di più...non parliamo poi degli insulti e delle minacce, che ricevono dai tifosi avversari, che magari si piazzano dietro le porte, proprio per intimorirli e deconcentrarli....a tutti capita la giornata storta, ma se a sbagliare il portiere diventa all'istante un pippone...certo di scarsi ce ne sono, ma negli altri ruoli se ne vedono di più..