Vettel è su un altro pianeta solo Alonso lo vede da lontano

Il Gran premio d'Italia corso in Canada inizia al giro sessanta e ne dura giusto dieci. Quelli necessari ad infiammare il popolo di rosso vestito quando Alonso finalmente s'incolla ad Hamilton e si gioca tutto e alla fine lo passa e poi si difende e viene tamponato, ma per una volta la Ferrari non si scassa. Secondo posto dietro all'extraterrestre Vettel che non ha solo dominato, ha umiliato la concorrenza con il suo fare bambinescamente bullesco, «non male oggi, eh?». Per lui vetta iridata ancor più solida, terza vittoria dell'anno, numero 29 in carriera, tabù canadese sfatato visto che a Montreal ci partiva in pole da tre anni e la solita piccola dose di fortuna visto che tocca il muro dei campioni e nulla si fa. Quanto a Fernandone, un secondo posto che vale il sorpasso in classifica mondiale di Raikkonen stavolta addormentato e una seconda piazza anche lì. Viste le qualifiche ci voleva, vista Monte Carlo era stranecessario. Dirà: «Sì, sabato non avevo corso bene, ma ero fiducioso sull'asciutto. Certo, mi sono ritrovato a lottare con top driver come Webber, Rosberg, Hamilton, è stata difficile e questo secondo posto sa di vittoria...». E con lui Domenicali, conscio che solo a partire un poco più avanti, Sebastian avrebbe avuto vita diversa: «Sì, abbiamo pagato la qualifica di ieri, Fernando è però stato magistrale. Spingeremo fino in fondo, manca una vita alla fine del mondiale». Quanto ad Hamilton e alla Mercedes terzi, suvvia, vuol dire che Lewis è in forma e che il test segreto gomme qualche passetto in avanti agli über alles l'ha fatto fare...
Poi c'è tutto il resto, il prima e il dopo. C'è che prima, sabato, Fernando Alonso dopo la qualifica imperfetta e attardata causa pista fredda indigesta alla Rossa e a suoi errori, aveva retto con un sorriso giusto il tempo delle due frasi di rito per cronisti e telecamere, ma dopo... dopo si erano sentiti pugni e calci volare contro le pareti dell'ufficio ingegneri dove il Fernando furioso era appena entrato. Segno che la pazienza dell'asturiano era ed è ormai di nuovo al limite. Ma forse quello sfogo è servito a tutti. Poi c'è il dopo, la politica, le polemiche, i casini vari. Siamo infatti qui da settimane inchiodati a parlare di gomme e test e processi e succede che i rappresentanti dei team s'incontrino proprio nell'uggiosa Montreal in occasione dello Sporting Working Group e si mettano finalmente d'accordo (pare 8 voti favorevoli e 3 contrari) per reintrodurre ciò che il buon senso suggeriva da anni: i test in corso stagione. Ora tutto andrà ratificato dal Consiglio mondiale della F1 del 28 giugno prossimo e ciò che per quest'anno sarà ancora reato (come noto per la vicenda Mercedes-Pirelli e processone fissato il 20), dal prossimo anno diverrà cosa candida e concessa. L'accordo prevede più o meno questo: quattro sessioni di test da tenersi in Europa, fra queste già decise le sedi di Silverstone e Barcellona. Le altre due strutture sono ancora da definire ma c'è chi vocifera che una di queste possa essere in Italia, Monza o Mugello. Si vedrà. Sembra invece ormai assodato che i collaudi si terranno ogni quattro Gran premi e verranno finalmente ridotte le ridicole foglie di fico come i cosiddetti «filming day», cioè i giorni dedicati alle riprese di spot e video commerciali che, con le squadre in questi anni ridotte, per provare, a raschiare la pentola delle occasioni, erano diventati un altro modo per svolgere collaudi. Infine saranno aboliti i test per i giovani, ma i talenti avranno la possibilità di provare durante le sessioni di collaudo di nuovo alla luce del sole. Detto così, questo ritorno al passato sembra la scoperta dell'acqua calda, ma la F1 adora complicarsi la vita.