Da Vieri a Rivera e Del Piero L'album Panini adesso balla

Applausi sabato sera per Alex ospite a «Ballando con le stelle» Pista affollata: in passato Bobo e Delvecchio. A quando Totti?

Una cosa è il doppio passo, un'altra il paso doble. Una cosa è il calciatore che gioca (Amedeo Biavati creatore del passo doppio), un'altra il calciatore che balla e qui l'elenco si infoltisce, i convocati fanno quasi una squadra, il fascino niente affatto discreto della tivvù, Rai 1 e del denaro, sempre dello stesso ente radiotelevisivo, attira campioni di razza. L'ultimo a scendere in pista, non più in campo, è stato Alessandro Del Piero, accolto da un tango e da ovazioni degli spettatori. Smessi gli abiti di Pinturicchio, di Godot e di cocco di mamma, (famiglia Agnelli gli autori), ecco che all'età matura di anni quarantadue l'ex campione del mondo, di club e di nazionale, ha dimostrato stile che a volte nel football qualcuno confonde con classe. Va da sé che un calciatore di talento abbia nell'eleganza dei movimenti, nello scatto breve, nella finta di corpo, i numeri migliori del proprio repertorio.

Strano che in Inghilterra il format televisivo originale abbia invece concesso luce ai portieri (Peter Schmeichel e Peter Shilton) a qualche striker (John Barnes, Robbie Savage, quel gentiluomo che gettò a terra la maglia di Paolo Maldini e venne espulso dalla nazionale gallese) a molti rugbisti e pugili ma nessun vero artista del calcio, forse perché nel Regno Unito la fantasia ha altri domicili, musica, arte, spettacolo ma non il soccer. Del Piero dunque, un po' statico e narciso; prima di lui Diego Armando Maradona che poteva stravincere se non fosse stato fermato da equitalia, nel senso delle voci e rumori di un possibile intervento delle fiamme gialle, in diretta televisiva. Balle, in verità era scandaloso il gettone di presenza del Peluso.

Poi è stata la volta di Gianni Rivera. Il bambino, come lo chiamava Nereo Rocco, è rimasto tale e quale nel volto e nell'ondame dei capelli, non faceva un plissè come capitano del grande Milan, nemmeno una smorfia da diversamente bambino, oltre i settanta, come ballerino, da torta nuziale più che da pista. È il fascino del numero 10 che cerca di restare tale, si diverte, si esibisce non più con un marcatore famelico addosso ma con una femmina gagliarda e procace al proprio fianco e passi di danza da imparare, più ardui di uno schema di gioco, di una ripartenza o un calcio di punizione. In pista segnalati anche Christian Vieri e Marco Delvecchio, il primo orseggiante, il secondo rapido come un coyote, applausi e ricchi premi. Totale: un corpo di ballo da album Panini, convocato per acciuffare le mogli, compagne, amanti, fidanzate dei mariti tifosi, che spesso se la ridono dinanzi a un foxtrot improvvisato dal loro ex idolo in calzoncini, ora in tenuta televisiva da gran sera. Di questo passo, in tutti i sensi, prevedo il prossimo concorrente in carico a Milly Carlucci: Francesco Totti, il quale ormai con Spalletti non ha più voglia di ballare, né un lento né un liscio, dunque va considerato in lista di attesa per lo show di Rai 1. Non prevedo, invece, forse è da escludere, che all'elenco possano aggiungersi anche gli allenatori, questi già danzano di loro, il casqué è compreso nel prezzo, i presidenti li trascinano, li trattengono e loro cascano all'indietro. Idem come sopra per gli arbitri, più adatti al tip tap o alla «verde milonga e al suo essere di frontiera» (Paolo Conte).