Villeneuve: "Io, Schumi jr e noi figli di papà"

"Chi si confronta con un padre mito non può sbagliare: o è bravo o è bravo. Altrimenti lo fanno fuori subito"

nostro inviato a Castrezzato (Bs)

Jacques Villeneuve. Figlio di Gilles. Vincitore di Indy 500, campione del mondo F1 1997. Il pilota più libero, per gesti e parole, che abbia abitato il Circus negli ultimi 20 anni. Sky l'ha capito subito e ne ha fatto uno dei suoi commentatori principe. Ieri c'era anche lui alla presentazione della motorstagione della paytv.

Jacques, parliamo di figli di papà. Lei di mito Gilles, Mick jr. di mito Schumi. Come si vive il confronto? Mick è in F4. Scalpita. Sta per arrivare...

«Intanto vediamo se riuscirà a confrontarsi con un padre tanto grande. Non è detto. Rispetto ai miei tempi c'è però internet che velocizza tutto».

Per cui più difficile o più facile?

«È più facile trovare gli sponsor e più semplice offrire magari un'immagine falsata e migliore di se stessi... Basta essere abili sulla rete».

Quindi è solo più facile.

«Non è detto. Magari un figlio d'arte ha un grandissimo talento ma non sa gestire bene l'immagine e offre una percezione sbagliata di se stesso».

Lei da ragazzino si era dato l'obbiettivo di emulare papà?

«A cinque anni già sapevo che avrei voluto fare il pilota e non ho mai avuto il dubbio di non riuscirci. Ma non ho mai fatto confronti con mio padre, forse perché era morto da tanto tempo quando iniziai veramente a correre. Diverso il discorso per Mick junior, per lui il paragone è fresco, Michael quattro anni fa correva ancora. Tra me e papà c'era invece di mezzo una generazione di piloti. Ed è stato un vantaggio».

Un consiglio al ragazzo?

«All'inizio mi ha aiutato molto andare a correre via, lontano da tutti, in Giappone. È l'ideale se Mick ha voglia di sentirsi indipendente e se stesso. Ma se ha già dietro uno che gli paga le corse, alla fine resterà dov'è».

È più un vantaggio o uno svantaggio essere il figlio di...?

«Un vantaggio perché ti aiuta a trovare i soldi. Ma può tramutarsi in svantaggio perché al figlio d'arte non viene dato il tempo di imparare. O sei bravo o sei bravo. Altrimenti via subito. Ma se riesci a gestire quella pressione, una volta che corri ad alto livello sei pronto a gestire ogni tipo di difficoltà».