Vince nonno Matt. Mai uno così vecchio

Domina a 34 anni. Ed è record anche Thaler sul podio a 35

Prima o poi doveva succedere. Anche Marcel Hirscher è umano e nello slalom di Val d'Isère ieri lo ha dimostrato sbagliando, non una, ma due volte. È arrivato lo stesso perché ha l'agilità di un gatto, ma gli oltre 3 secondi di ritardo non gli hanno dato la possibilità di rifarsi nella seconda manche, alla quale non si è qualificato. Bene, questa è la prima notizia del weekend, anzi la seconda, perché la prima era stata l'errore dell'altro (ex) imbattibile Ted Ligety in gigante, che aveva permesso allo stesso Hirscher di vincere la gara. Ma non è tutto. La notizia numero 3, la più sorprendente e anche divertente, è che lo slalom di ieri ha segnato un nuovo record per la storia dello sci. Dominando la gara, l'austriaco Mario Matt è diventato a 34 anni e 8 mesi (è nato il 9 aprile 1979) il più vecchio vincitore di uno slalom di coppa del mondo. Record detenuto dal norvegese Jagge, primo a Campiglio nel dicembre 1999 a 33 anni 8 mesi e 9 giorni. Ma non è tutto, perché dietro a Matt, che non vinceva in coppa da oltre due anni dopo essere stato due volte campione del mondo, nel 2001 e nel 2007, la fila di ultratrentenni è infinita. Si comincia dall'azzurro Patrick Thaler, terzo, a 35 anni, ora suo il primato di nonno a podio, si continua con gli svedesi Larsson e Myhrer, quinto e sesto, poi ancora ci sono Manfred Moelgg ottavo e Benni Raich nono. Non che gli altri finiti nei primi dieci siano dei ragazzini, no. Perché il più giovane del gruppo è Matthias Hargin, secondo, che di anni ne ha 28.
Cosa succede? Com'è possibile che proprio in slalom, la specialità che richiede più brillantezza fisica e che più di tutte sovraccarica le articolazioni (schiena in particolare) veda protagonisti tanti veterani? Di sicuro la pista di val d'Isère, così ripida e ghiacciata, richiede molta esperienza e intelligenza tattica, cose di cui i giovani non sempre sono forniti, spavaldi e amanti del rischio come sono (un caso su tutti Alexis Pinturault, anche ieri delusissimo dopo l'uscita nella prima manche). Personalmente, credo poi che il fatto che molti dei veterani protagonisti ieri si dedichino solo ed esclusivamente allo slalom faccia la differenza, perché in slalom più ti alleni e più acquisisci gli automatismi che permettono di andare forte. È bello sapere che fra questi superuomini capaci di migliorare invecchiando c'è anche un italiano, quel Patrick Thaler vispo e vivace e brillante come un ragazzino che tre anni fa sembrava pronto per la pensione: era fuori squadra, sostenuto solo dal gruppo sportivo dei Carabinieri, girava ad allenarsi a proprie spese elemosinando un tracciato in cui scendere, insomma faceva anche un po' pena. E ora? Eccolo felice sul podio, il secondo della carriera (fu 3° a Kitzbuehel nel 2008) e giù il cappello, perché non ha mai smesso di crederci. Con il terzo posto di ieri abbinato al sesto nel primo slalom di Levi Thaler è il primo slalomista azzurro ad aver la certezza di un posto nel quartetto olimpico. Gli altri devono ancora conquistarselo, mentre lui, papà felice e atleta per hobby, dorme tranquillo.