La virata bis di Fede in nome della velocità

A Rio il tecnico voleva imporle i 400, l'angoscia dell'azzurra Farà solo i 200, ma senza il coach-psicologo è a rischio flop

Sfogliando allenatori e amori, Federica Pellegrini qualche volta è tornata sui suoi passi. E, viste le risultanze, anche con buoni effetti ed affetti. Ecco perché l'ennesimo sfoglio di allenatore, quel grazie e arrivederci a forse mai dedicato a Philippe Lucas, non ha una bella faccia. I fatti, non i commenti o le critiche, dicono che Federica, con Lucas, ha ottenuto grandi risultati e, standone lontana, ha rischiato e provato delusioni. Il duo stavolta si è sciolto perché fin da Berlino, dopo le bellezze d'oro della nostra, si era intuita la divergenza di strade e opinioni. Lui voleva vederla ancora nuotare sui 400 stile libero, con carico di fatiche, sopportazione ma fors'anche per attingere al segreto di una miglior vita atletica e di una sostenibilità fisica nella gara che più piace a Federica: i 200 stile libero. Lei, ormai da tempo, non ne vuole più sapere. Lui voleva imporle un'angoscia, lei preferisce nuotare libera, felice e convinta nei suoi 200 sl. Non altro, non di più perché il tempo passa per tutti, le Olimpiadi di Rio saranno l'ultima fermata. Presa la decisione, mandati alle stampe i rispettivi saluti con tanto di stima e rispetto reciproco, poi Federica se l'è presa contro cattiverie assortite che le sono arrivate dal web: ovvero chi ricorda i suoi sbalzi d'umore e d'amore per allenatori e compagnia assortita. È storia più che leggenda.

Stavolta Federica resterà con Matteo Giunta, certamente uno dei due personaggi che, insieme alla perseveranza e alla bravura sua, hanno contribuito a riportarla nel mondo da diva del nuoto e non solo del gossip e della pubblicità. Giunta sarà anche bravissimo, ma c'è da dubitare sulla capacità di essere tutto: preparatore atletico e tecnico di vasca con ugual competenza. La Pellegrini avrà certo valutato l'insieme della scelta, perché ormai ha acquisito coscienza di se stessa, del suo fisico e di quanto deve richiedergli per essere atleta top in un mondo dove le superwoman spuntano più delle pretty woman. Le americane prenotano posti sul podio, ma non ci sono solo loro. E, certamente la nostra, non dimenticherà l'esperienza del 2012 dove affidandosi ad un tecnico della velocità è affondata nella vasca olimpica di Londra, senza neppure un po' di bagnoschiuma ad attenuare il bruciore dei graffi sulla pelle.

La scelta di evitare i 400 sl a Rio è comprensibile, alla luce di tempi e avversarie che si profilano. Il futuro per chiudere un grande passato è di certo nei 200 sl, ma il tecnico nel nuoto, come nel tennis e nell'atletica, ha un compito molto più ampio e determinante anche a livello psicologico. Lucas era stato ripescato anche per difendere Federica dai tranelli della psiche. C'è tempo un anno per trovare un valido alter ego o per scandagliare il difetto di una scelta: la Pellegrini punta ai mondiali 2015 ma conterà molto di più l'addio olimpico. Questi francesi, in fondo, non sono malaccio, magari un po' rudi negli approcci ma hanno lasciato buoni ricordi a noi italiani e a due nostre dive: la Ferrari e la Pellegrini. Con Jean Todt e Philippe Lucas sono stati fantastici successi. Dopo di loro il diluvio. Meglio non dimenticare.