Il virus del tennis fa piangere Djokovic «È il mio ko più duro»

Uno splendido Del Potro lo stende 7-6 7-6. Fuori anche le Williams, ridono Errani-Vinci

Nostro inviato a Rio de Janeiro

C'è un virus che si aggira per le Olimpiadi, è fastidioso come una zanzara ma la Zika non c'entra nulla. Si chiama Tennis, una specie di alieno catapultato nei Giochi più belli del mondo e che qui a Rio ha messo in scena la parte peggiore. Eppure i tennisti, quelli presenti, ce la stanno mettendo tutta, ma lo spettacolo nell'impianto più assurdo del Villaggio Olimpico - con pali che si sradicano nel vento e tabelloni elettronici in campo che cancellano la pallina dagli occhi dei giocatori - è tutt'altro che in linea con l'occasione della vita.

Prendete la vigilia: con motivazioni (molto) più o meno assurde si sono sfilati in tanti, soprattutto tra quelli per cui l'Olimpiade sarebbe stata un'occasione diversa. Il tabellone maschile insomma si è ridotto a quello di un Atp 250, il minimo sindacale, e proprio mentre qui si battaglia per la gloria di una medaglia, per esempio ad Atlanta uno come Nick Kyrgios domenica ha vinto il suo secondo torneo da professionista. Già perché l'Atp ha pensato bene di non proteggere l'Olimpiade evitando concorrenza sleale, visto che a Rio non sono in palio né punti, né montepremi.

E insomma tra gli uomini è stato un fuggi fuggi, ma poi ci si è aggiunta anche un po' di sfiga, con gli infortuni di Federer e Wawrinka che hanno tolto alla Svizzera e al Resto del mondo sogni e speranze. Finita qui? Magari, perché la domenica (tennisticamente) tragica di Rio ha tolto pure dallo show il numero uno del mondo e le numero uno per acclamazione del doppio femminile, e così non resta che cercare di raccontare belle storie da libro cuore per accendere l'esistenza del tennis all'interno dei Giochi.

Per esempio: Novak Djokovic, il numero uno, era qui per prendersi l'ultimo trofeo che mancava nella sua collezione da cannibale, ma il destino gli ha riservato un primo turno contro Juan Martin Del Potro, uno che prima di rompersi un polso aveva vinto gli Us Open e che, fosse rimasto sano, avrebbe avuto un'altra carriera. Juan, però, dopo varie operazioni ha rimesso a posto un dritto terrificante e così (nonostante l'argentino sia rimasto bloccato in un ascensore per 40' prima di scendere in campo) il match è finito in lacrime: per Del Potro vincitore 7-6, 7-6, ma soprattutto per Djokovic, sorpreso e distrutto. «È stata la peggior sconfitta della mia carriera ha detto sconsolato Nole -, sicuramente non sarà l'ultima ma è quella che fa più male. Dio mi ha dato una grande vita e una grande carriera, ma così è dura. Non solo perché non vincerò una medaglia, ma perché qui rappresentavo il mio Paese. E ho tradito tante persone». Da qui l'abbraccio finale con Delpo e il pianto all'uscita dal campo, vera cartolina dedicata agli assenti.

E le sorelle Williams? Appunto: perché se in campo femminile ci sono (quasi) tutte, il torneo vede la clamorosa eliminazione della coppia che ha vinto l'oro ogni volta che ha messo piede ai Giochi. Dopo l'oro Sidney 2000, Pechino 2008 e Londra 2012 (con Venus vincitrice ad Atene 2004 con la Rubin), ecco invece la clamorosa sorpresa confezionata dalla coppia Safarova-Strycova e soprattutto il mancato incrocio nei quarti con le nostre Errani-Vinci. Che a questo punto e vedono aprirsi la strada verso una medaglia, ma non c'è dubbio - vista dalla parte del pubblico - che il tennis qui a Rio sia diventato un virus difficile da debellare. Visto che nel doppio sono usciti anche i fratelli Murray. Avanti così, insomma, e ci si fa del male. E se lo stesso Andy Murray, Nadal o Serena in singolare non troveranno un antidoto, magari il Cio presto potrebbe usare uno spray contro il tennis. Di quelli che lo ammazza stecchito.