Da Vittoria Conte alla Gloria di Max La storia in panca nel nome delle figlie

Domenico Latagliata

Ha un sinistro chirurgico e la faccia da bambino. Gli occhi chiari e la determinazione dei grandi. Paulo Dybala sarebbe potuto arrivare a Torino anni fa, ma la Juve non era così convinta che avrebbe potuto spaccare. Invece, eccolo qui: lo Stadium ai suoi piedi, il popolo bianconero pure e non solo quello. Perché, se ami il calcio e vedi certe giocate, non puoi non affrancarti dalla tirannia del tifo: Dybala ha tutto per piacere a tutti. Ha la faccia pulita, anche: per questo piace e piacerà pure alle mamme. È fidanzatissimo, non ama i colpi di testa (nel senso metaforico del termine) e sul finire di stagione, contro la Lazio, ha segnato pure di destro: evento nell'evento. Non sarà però l'ultima volta, perché sui suoi margini di miglioramento non ci sono dubbi: enormi. E viene da sorridere a riavvolgere il nastro della stagione, quando Allegri veniva criticato perché pareva restio a concedere subito troppi minuti alla Joya: ha avuto ragione lui a centellinarlo, facendogli capire cos'è la Juve e quali sono le differenze tra giocare in una grande squadra e in una di caratura inferiore. Ne è venuta fuori una stagione con i controfiocchi, dove i numeri lo hanno affiancato al primo Tevez dicendo anche che la Joya ha fatto pure meglio di Baggio e Trezeguet.

Nessuno adesso mette più in dubbio la liceità dei 40 milioni spesi in estate: per uno così che a novembre compirà 23 anni ne servirebbero oggi almeno il doppio. La Juve se lo tiene stretto, sapendo di avere tra le mani un altro numero 21 che farà la storia del calcio: «L'ho scelto perché qui l'ha indossato anche Zidane», aveva detto il giorno della presentazione. Ultimamente era toccato a Pirlo: gente che sa dare del tu al pallone, senza angoscia. Accarezzandolo. Con classe e rispetto. In attesa della prossima magia. Certamente dietro l'angolo.