«Una vittoria per l'Africa. Io non sono come Armstrong...»Il trionfatore ha una storia inedita per il grande ciclismo

Ieri sera, sui Campi Elisi illuminati a festa, sotto un cielo di stelle e avvolti dalla luce abbacinante dei flash, è risuonato per il secondo anno consecutivo l'inno inglese: "God save the queen". Lui, Chris Froome, il trionfatore di un Tour che non ha mai seriamente rischiato di perdere e probabilmente aveva già vinto prima ancora di correrlo, ha vissuto la sua magica festa.
Chris Froome è soprattutto il primo corridore nato in Africa a vincere il Tour de France. Altro che inglese. Altro che "Union Jack": Chris Froome è un inglese nato in Kenya, cresciuto in Sudafrica, di stanza a Montecarlo e che ha vissuto 3 anni anche nel nostro Paese. E ha ragione la maglia gialla, quando gli chiedono dove ha la casa, lui risponde «la casa è in ogni posto dove torni volentieri. Io ora ho una casa anche qui al Tour. Qui in Francia».
È nato in Kenya, a Narobi. Il fratello maggiore Jeremy, vive ancora lì e ieri sera era presente con alcuni suoi amici, alla grande festa del fratello e dei Cento Anni del Tour. Chris in questa sera speciale, in questo momento unico, ha un pensiero sincero e profondo per mamma Jane, che morì qualche giorno prima del Tour 2008. «Ho vinto con lei. Ho vinto per lei», dice con gli occhi che brillano commozione.
Dice di aver capito di vincere un giorno il Tour, alla Vuelta 2011, quando arrivò secondo. «Ero stato costante per tutta la gara: lì ho capito che ero sulla strada giusta». Ma capisce anche i giornalisti di mezzo mondo, che nutrono qualche dubbio sulla sua supremazia netta e senza appello.
«E lo capisco. Dopo quello che ha combinato Armstrong i dubbi sono più che leciti. Lo accetto, ma posso solo assicuravi che io non sono come lui».
Poi si lascia andare tra le braccia di Michelle, la sua fidanzata, che si mangia con gli occhi questo ragazzone sottile sottile come un bambù, dolce e gentile come pochi, che perde il suo aplomb solo in sella ad una bicicletta. «Una vittoria per l'Africa», dice. Ed è in questa terra che un giorno probabilmente tornerà, perché lì non ha una delle tante case. Ma lì è casa sua.