La vittoria non vista di Lorenzo

È vero, Vale Rossi ieri ha ceduto con le gomme così così, è vero, quest'anno ha sbagliato troppo, ma è vero anche che lui è sempre lì a godersi lo spettacolo

Non era in prima fila a godersi lo spettacolo, Jorge. Troppi quei nove secondi che separavano il suo terzo posto dal trionfatore e la trionfatrice là davanti. Però, di moto, ci capisce un tantino Jorge. Per cui avrà impiegato comunque poco a comprendere il comportamento di quel bolide rosso. Anche perché era la vittoria che, più di tutte, stava aspettando. Persino e quasi più della sua Yamaha. Perché il trionfo al tempo stesso maschio e dolce di Andrea Dovizioso e la Ducati fa felici schiere di italiani, fa impazzire di gioia quel mondo tosto e trasversale dei tifosi desmodromici, ma soprattutto rincuora e rafforza Jorge Lorenzo. L'anno prossimo ci sarà lui in sella alla creatura del suo amico, l'ingegner Gigi Dall'Igna, questione, la loro, di vittorie e intesa ed empatia ai tempi dell'Aprilia nelle classi minori. I due si capiscono senza parlare. Il successo solo maschio ed energico di Iannone, quest'estate, non aveva avuto la forza di rasserenare Jorge. Quello del Dovi sì.

E se i il popolo ducatista può ora far festa e sperare di far molta festa l'anno prossimo, anche l'altro popolo, trasversale pure quello, può sorridere. È vero, Vale Rossi ieri ha ceduto con le gomme così così, è vero, quest'anno ha sbagliato troppo, ma è vero anche che lui è sempre lì a godersi lo spettacolo. Prima fila. Zone alte. Highlander.