La vittoria del pilota invisibile

L'uomo invisibile ha vinto. Il Dovi. Persona per bene che a guardarlo potresti trovarlo in parrocchia a organizzare i campi estivi dei nostri figli

L'uomo invisibile ha vinto. Il Dovi. Persona per bene che a guardarlo potresti trovarlo in parrocchia a organizzare i campi estivi dei nostri figli. Invece guida una moto a 340 all'ora che non è da persone per male bensì da squali coraggiosi pronti a tutto pur di vincere le battaglie. E il Dovi, da sempre, ne combatte due. Una in pista, contro gli altri; una ovunque, contro di lui.

Lui è il Vale Rossi. Meraviglioso fenomeno del motomondo che se non ci fosse sarebbe impossibile inventarlo da tanto è andato oltre ogni previsioni. Da oltre vent'anni sempre in vetta, se non alle classifiche, all'interesse e amore incondizionato. Più o meno il tempo di una generazione. Quella dei venuti dopo come Dovi, annientati dalla grande bellezza di ciò che il Vale ha fatto e continua a fare. Forse anche per questo Rossi ha messo su un team per giovani promesse: per farsi perdonare.

La riprova ieri, al Mugello, infinito paesaggio di colline coperte del suo giallo. Perché Vale, per i piloti italiani, ha un'enorme controindicazione: li rende invisibili. E figuriamoci che cosa può fare a uno come il Dovi, tipo sempre pacato e sorridente e bravo figlio e bravo padre. Perché Andrea Dovizioso, nel pazzo motomondo, è pure un papà. Canticchia ninna nanne, fa piripiri sul capo alla sua piccola, quelle cose lì.

E quelle cose lì non affascinano in quanto le sappiamo fare anche tutti noi. Tre vittorie in carriera per lui in MotoGp. Troppo poco per resistere allo sbianchetto con cui Rossi, involontariamente, cancella gli altri italiani. Troppo poco anche se troppo grande è il peso del successo firmato ieri dal Dovi. Perché ottenuto sulla moto più affascinante e difficile da gestire che ci sia: la rossa Ducati. E, per di più, da italiano su italiana e che nessuno osi accennare alla proprietà Audi visto che la bestia di Borgo Panigale è davvero tutta immaginata, pensata, costruita e sudata in Italia. Quanto ai soldi che permettono questo, suvvia, i soldi non hanno colore o nazionalità, tanto più sapendo che qualche anno fa, se non fossero successe certe cose a Torino, la Ducati sarebbe rimasta italiana.

Ma non è successo. È successo invece che il pilota invisibile sia riuscito in ciò che oggi resta il più visibile insuccesso di Valentino: vincere sulla bestia rossa e farlo nel Gran premio più valentiniano che ci sia. «Voglio ringraziare tutti», ha detto Dovi al pubblico sotto il podio nei pochi minuti in cui è tornato visibile, «qui c'è tanto giallo e mi fa molto piacere, mi piace questa sportività, grazie a tutti, grazie davvero...». E poi puff! Sparito. Invisibile. Però occhio: perché non si vede, ma è secondo in classifica e ha superato il Vale. Puff!