«Voglio rivedere il Milan che mi faceva paura»

Milano Il vecchio "nemico" che ha affrontato e conosciuto il grande Milan è pronto a rimetterlo in piedi. Sinisa Mihajlovic, passato da interista che non intende rinnegare come tutti i guerrieri di razza, si è presentato così al suo nuovo mondo, esibendo il proprio passato vissuto dall'altra parte del campo. E sfoderando tre parole chiave: ambizione, impegno, ottimismo. «Durante le mie tante prime volte, mai ho provato un'emozione così forte», la confessione seguita da una serie di messaggi in codice per tifosi e calciatori, per competitor e colleghi che lo attenderanno al varco. Ai primi ha parlato chiaro: «Non sono un ruffiano, non posso esibire il senso di appartenenza, mi farò valere col lavoro. Sarà ancora più stimolante raggiungere risultati senza avere una storia comune». Ai secondi ha spedito un avvertimento: «Il nome in campo non basta, il nome va difeso, protetto». E ha raccontato quel che ha provato lui, da fiero rivale del grande Milan: «Timore, paura, rispetto: questo toccherà ai nostri avversari». Inevitabile la citazione, abitudine recente del Sinisa blucerchiato, ripresa la frase del fondatore inglese Kilpin («i nostri colori saranno il rosso come il fuoco e il nero come la paura da incutere»).

«Non c'è in circolazione un progetto più stimolante di questo del Milan» la convinzione generata dal mercato sontuoso in atto («Berlusconi è stato generoso con me, mi ha accontentato in tutto») e dalla presenza di giocatori di qualità. Confermato il sistema di gioco di partenza, «il 4-3-1-2, ma non esiste uno schema che ti faccia vincere», come l'idea di trasformare El Shaarawy in centrocampista. «Proviamo, gli ho parlato, mi ha dato la disponibilità» il particolare prezioso. Del vocabolario berlusconiano ha adottato l'ottimismo: «Dobbiamo dimenticare le amarezze del passato» il suo invito. Deciso e appuntito come un paio d'interventi mirati che hanno ben illustrato il carattere di Sinisa. Per esempio quando Berlusconi pensava avesse concluso l'intervento, Mihajlovic ha proseguito dritto («non ho finito») oppure quando è arrivata la domanda maliziosa su chi tra i due facesse la formazione a Milanello. Qui a Sinisa sono spuntati gli aculei: «Io sono onorato di confrontarmi col presidente più vincente del calcio italiano ma alla fine sarò io a decidere». Finale con qualche novità: a Milanello i calciatori si fermeranno molto più tempo, «dovranno fare due pasti» l'obbligo. Infine su Tassotti: non lascerà il Milan ma resterà con il compito di osservatore.