Volere è potere ma adesso il ct cancelli Conte

di Franco Ordine

«Se vogliamo, possiamo». Scampato il pericolo di una rovinosa sconfitta, Giampiero Ventura ai microfoni Rai, giovedì sera ha dettato lo slogan che deve diventare il manifesto della sua missione azzurra. Ma il «se vogliamo, possiamo» riguarda soprattutto il ct e le sue scelte non di domani con la Macedonia semmai del futuro prossimo, decisivo per accedere a Russia 2018 visto che persino un esperto navigatore come Fabio Capello ha confessato d'aver rinunciato alla panchina della Nazionale perché considerata a rischio la qualificazione. Al cospetto della Spagna, riveduta e corretta dal nuovo tecnico, la prima vera Italia di Ventura è apparsa pigra e timorosa, ha accettato di correre dietro al palleggio di Iniesta e soci senza opporre la fiera resistenza che Conte inculcò ai suoi durante l'Europeo.

Se lo stagionato ct non vuole più paragoni col predecessore è bene allora che si allontani dallo schema contiano perché non è replicando lo stesso schieramento che si possono ottenere gli stessi risultati e/o comportamenti. «Se vogliamo, possiamo» è una bocciatura, per esempio, di Florenzi a destra e De Sciglio a sinistra, cioè due difensori aggiunti al trio nel quale ha debuttato, con una sicurezza da applaudire, Romagnoli, per non parlare di De Rossi preferito a Verratti non certo per competenze geometriche, semmai solo per ricercare una maggiore copertura tattica. «Se vogliamo, possiamo» al contrario è una promozione dello spirito e della interpretazione con cui prima Immobile e poi Belotti sono entrati in partita, trascinandosi dietro tutto il resto della squadra che ha abbandonato, dopo lo scarabocchio di Buffon, l'atteggiamento di attesa infinita dell'errore altrui.

Il campionato, per nostra fortuna, è pronto a segnalare qualche volto nuovo (Benassi e Pellegrini a centrocampo) e valorizzare qualche talento (Berardi) di cui la prossima Italia ha un disperato bisogno, la Francia forse ci sta addirittura restituendo l'oro zecchino di Balotelli. La materia grezza su cui lavorare è sotto gli occhi: tocca a Giampiero Ventura, maestro sapiente di calcio, lavorarla da qui al novembre del 2017. Con Pellè il ct ha mostrato gli artigli e ha fatto non bene ma benissimo. Quel giovanotto pensa di aver perso una l nel cognome. Se non è in grado di recuperare l'umiltà da gregario mostrata in precedenza e tradita dal dischetto contro la Germania, è meglio che rimanga a casa la prossima volta.