"Fefé" De Giorgi: "Il volley sport da grandi stadi"

De Giorgi, ct della Polonia: "Che emozione i 65 mila di Varsavia"

Può essere ancora l'Europeo degli italiani. Perché gli azzurri del volley hanno un tabellone favorevole e i ct nostrani (Giani alla guida della Germania e De Giorgi sulla panchina della Polonia) valgono il podio.

Fefè De Giorgi, dica qualcosa di simpatico, come quando era opinionista su Raisport.

«Nulla, mi viene in questo caso».

Leccese, come Antonio Conte, è altrettanto cattivo?

«Il mister è unico, ci conosciamo, io sono di Squinzano. Chi è molto esigente, sembra cattivo, io da ct della Polonia in parte lo sono. Tifo Lecce e, soprattutto, Inter, dunque sono abituato a soffrire».

Agli Europei ci sono tanti italiani, negli staff.

«Io ho da sempre un motivatore, Giuliano Bergamaschi. Nella Russia il vice è Sergio Busato, sono italiani anche il secondo della Finlandia e uno scout della Slovenia».

Allena la Polonia, campione del mondo in carica ma incapace di qualificarsi per le olimpiadi

«C'era il francese Antiga, erede di Nano Anastasi. Finito il ciclo olimpico, abbiamo cambiato parecchio».

Com'è possibile radunare 65mila spettatori per Polonia-Serbia (0-3), nello stadio di Varsavia?

«Una serata incredibile, dal vivo è coinvolgente, tantopiù da allenatore. Un'esperienza irripetibile ascoltare l'inno cantato dalla gente, a cappella. Peccato per il risultato, ma abbiamo dimostrato che la pallavolo può essere sport da grande publico».

Giani ha sconfitto gli azzurri al tiebreak, può tramutare l'argento con la Slovenia nel primo oro tedesco?

«Perché no? Ha una buona squadra e questo Europeo è particolare. Le migliori sono Francia, Russia e Serbia, eppure c'è spazio per sorprese».

L'Italia ha il corridoio libero, verso la semifinale: a Katowice la Turchia (alle 17,30, su Raidue), domani il Belgio nei quarti.

«Ha buone chances, contro squadre minori. Il potenziale della mezzaluna è inferiore, i fiamminghi sono ostici, ma con alti e bassi».

Con Zaytsev, Juantorena e Birarelli, poteva tornare l'oro, 12 anni dopo?

«Quei tre hanno un valore assoluto, li senti, in campo. Ma se la possono giocare anche senza».

Chi è il Velasco di oggi?

«Sempre Julio. Ce ne sono tanti bravi, il migliore è chi vince. Magari uno di noi tre italiani».

Cosa manca al volley per scalzare altri sport più popolari? La prima fase con solo l'ultima eliminata è noiosa

«La formula è questa da anni. Occorre creare eventi, proporre belle riprese tv, foto fascinose, per suggestionare il pubblico mondiale».

Delle scarpe di Zaytsev che opinione ha?

«Il tema è delicato».

Ci risentiamo per la semifinale di sabato?

«Difficile, perché la Russia è fortissima, anche se noi giochiamo in casa. Chicco (Blengini, ndr), invece, c'è di sicuro».