La prima volta di Conte da pugile suonato. Salvato dai blues (per ora)

Gli inglesi: "Finito". Ma il Chelsea lo "congela": big match in arrivo e Luis Enrique ha detto no

Londra - Fiducia a scadenza, per mancanza di tempo e di alternative. Solo così si spiega la decisione del Chelsea di non esonerare Antonio Conte. Solo così si capisce perché Roman Abramovich, che in 15 anni ha cambiato 12 allenatori, non abbia ancora cacciato l'ex Ct dell'Italia dopo la disfatta di Watford. Mai negli ultimi 20 anni i Blues avevano perso due partite di fila con tre gol di scarto. È capitato nell'ultima settimana (Chelsea-Bournemouth 0-3, Watford-Chelsea 4-1), segno inconfondibile di una squadra ormai allo sbando, che ad inizio febbraio ha già accumulato più sconfitte (sei) di quelle incassate nell'intera passata stagione (cinque). Riuscendo nell'impresa di resuscitare una squadra, il Watford appunto, che non vinceva da 12 partite di campionato. Una vera e propria umiliazione per i campioni in carica, come ha commentato il Times, che aveva portato i bookmakers a sospendere le puntate sull'esonero di Conte.

«Non sono preoccupato per il mio lavoro - la risposta d'orgoglio dell'interessato -. Lavoro ogni giorno dando sempre il 120%. Se non è abbastanza, allora ok... ma non sono preoccupato. Domani è un altro giorno, potrò essere il tecnico del Chelsea o no. Ma ho la coscienza pulita e posso dormire senza problemi». Sembravano parole di commiato, di chi «sa già che il suo tempo al Chelsea è finito», nell'interpretazione del Daily Mail. Così non è, almeno per il momento. Con soli cinque punti nelle ultime quattro uscite, il Chelsea è scivolato al quarto posto in Premier, una sola lunghezza davanti al Tottenham. E all'orizzonte c'è la doppia trasferta di Manchester (in campionato) e la doppia sfida di Champions League con il Barcellona. Impossible trovare un sostituto all'altezza, in poche ore. Anche ieri Luis Enrique, il grande favorito per la successione il prossimo anno, ha ribadito la sua indisponibilità a subentrare in corsa. Teme di bruciarsi, consapevole anche dei limiti strutturali dell'attuale rosa.

Da sempre Conte sostiene di aver compiuto un miracolo vincendo lo scorso anno. Così come ritiene un'impresa anche solo la qualificazione alla prossima Champions League. Giudizi che suonano come implicate critiche rivolte alla società. L'inizio della faida pubblica con Marina Granovskaia, plenipotenziario braccio destro di Abramovich, è cominciata la scorsa estate. Quando tutte le richieste di mercato di Conte erano state sistematicamente ignorate. Ed è proseguita anche durante la sessione di gennaio, scaricando sulla società ogni responsabilità di mercato («Hanno scelto ogni singolo giocatore»). Piuttosto infastidita, la società gli ha prontamente risposto diffondendo una velina ai quotidiani, per sottolineare come negli ultimi 18 mesi siano stati spesi oltre 350 milioni di euro. Non proprio bruscolini. L'ennesimo capitolo di una storia dal finale già segnato. D'altronde è noto l'attimo fuggente a cui sono condannati gli allenatori del Chelsea che con Roman Abramovich resistono in media 490 giorni, poco più di un anno. Conte ha retto fin qui quasi 20 mesi. A suo modo si può già considerarsi un privilegiato.

Commenti

cicero08

Mer, 07/02/2018 - 09:47

i peccati di presunzione e/o i deliri da onnipotenza si pagano sempre....