La prima volta di Nadal: subito fuori in uno Slam

Il belga Darvis (135 al mondo) si sbarazza in soli tre set di Rafa che reagisce: "Voglio dimenticare in fretta questa partita. E non parlare del mio ginocchio"

Volendo sintetizzare, è la rivincita dell'erba. Così umida, così insidiosa, così erba appunto da restituire al tennis la gerarchia di un tempo. Volendo guardare i numeri una cosa del genere non c'è mai stata, perché mai Rafael Nadal era uscito al primo turno da un torneo dello Slam e farlo qui, proprio a Wimbledon, è ancora più incredibile. Sull'erba di una Londra uggiosa da giorni, così verde da essere amica di un belga numero 135 del mondo, Steve Darcis, che ha chiuso con un ace la partita più importante della sua carriera. E l'ha chiusa con un ace appunto, come si faceva un tempo sull'erba vera.

La prima giornata di Wimbledon insomma fa crollare subito il castello degli scommettitori, perché Rafa Nadal che perde in tre set (7-6, 7-6, 6-4) da uno così indietro in classifica, non era neanche comtemplato in lavagna. Però Benito Perez Barbadillo, l'uomo che cura gli interessi di Rafa, ci aveva ammonito dando appuntamento a SW19 per metà settimana: «Se lui ci sarà ancora ovviamente. Incredibile? Nel tennis tutto può succedere, il tennis non dà certezze: l'anno scorso in fondo ha perso al secondo turno...». E quest'anno ha fatto persino peggio, ma è tutta un'altra storia.

Adesso infatti racconteranno del solito problemino, ovvero di quel ginocchio così così. Maledetto ginocchio. Però Nadal questa scusa non l'ha mai voluta sentire - «voglio solo parlare di tennis e non di come sto» aveva ammonito ultimamente - e tutti in fondo ci avevano creduto, visto che dal suo ritorno in campo dopo la lunga sosta ai box di Manacor - casa sua - aveva infilato nove finali su nove tornei disputati. Vincendone sette, Roland Garros compreso. E il ginocchio? A ricordarlo solo una benda bianca. Quasi un vezzo, dicevano.

Adesso però la domanda torna obbligata, dopo averlo visto così in difficoltà, con un tennis così zoppicante e non solo in senso figurato. Così vulnerabile e con la sconfitta negli occhi: «È dura, ma la vita continua. Questo è uno sport fatto di vittorie e non di sconfitte e dunque questo è il giorno di Steve. Riguardo a me, voglio solo dimenticare più in fretta possibile questa partita». Già, ma quel maledetto ginocchio? «Io non voglio parlare del mio ginocchio, l'ho già detto e lo ripeto. Oggi posso solo fare i complimenti al mio avversario, ha giocato meglio di me». Punto.

Forse davvero, perché una sconfitta così non dà più certezze, neanche a Rafa Nadal, il campione superuomo che alla domanda «potrai tornare a vincere qui un giorno?», stavolta abbassa lo sguardo e le difese: «Francamente non lo so. L'unica cosa certa è che da domani tornerò a lavorare duro per creare l'occasione di ripetermi. Ho ancora qualche anno davanti per giocare ad alto livello: non è stato così quest'anno, ma ci riproverò. Ma la certezza...».

La certezza non c'è, ha ragione Benito, perché è il tennis che non le può dare. Ed anche Andy Murray, commentando a caldo, fa notare che questo è lo sport, succede: «Anche se davvero è stata una sorpresa». E allora, mentre Federer passa il turno senza sudare, Nadal torna a casa pieno di dubbi, quello che insomma sarebbe stato normale un tempo sull'erba, prima della sua omologazione. Adesso però lei si è presa la sua rivincita. Ma chissà se Wimbledon ha gradito.