Cinquant'anni dopo Milan e Benfica è tutta un'altra partita: Cesare Maldini la vorrebbe giocare con il figlio Paolo, il Trap contro Leo Messi, Altafini commentarla con Beppe Viola e Rivera sostituirla a Italia-Germania quattroattrè: «Avevo 19 anni: ero un bambino che vinceva la coppa Campioni. Non c'è emozione più bella e più struggente». Come giocarla su Marte, tanto è lontana. Di mercoledì, alle tre del pomeriggio, senza diretta tv: nella differita delle 22, con la linea a singhiozzo, Beppe Viola, che aveva 24 anni, faceva staffetta dallo studio con Nicolò Carosio. Non c'erano sostituzioni, le maglie, luminose, avevano solo i numeri dall'uno all'undici, il premio partita era un milione di lire e il pallone se lo portò a casa Dino Sani. Solo la Regina è ancora quella. Altafini: «Ero giovane e non capivo un tubo: me la sono goduta poco, oggi quando vedo il circo che fanno gli altri quando alzano la coppa mi viene un magone...». Maldini: «Solo quando siamo tornati in Italia ci siamo resi conto di quello che avevamo combinato: a Linate c'era una marea di tifosi». Cesare sabato tornerà a Wembley per la finale tra Bayern e Borussia, invitato da Platini, insieme al capitano del Benfica Mario Coluna, «O Monstro Sagrado», e l'arbitro Arthur Guillard Holland, 91 anni, che prese il posto di Aston, il Byron Moreno inglese che eliminò l'Italia dai mondiali del Cile e che il Milan ripudiò. Ognuno ha le sue.
A Cesare spiace non averla giocata con Paolo: «Saremmo stati una grande coppia di terzini, io a destra e lui a sinistra. Certo se guardo i suoi trofei mi tocca stare zitto...». Altafini ha sempre un sassolino nella scarpa: «Basta con questa storia che Messi mi ha eguagliato con i gol in Coppa perché non è vero. Ieri si giocavano nove partite oggi quattordici. Il record è mio e nessun Messi lo batterà mai». Il Trap invece Messi avrebbe voluto marcarlo: «Cancellai Pelè contro il Santos ed Eusebio contro il Benfica. Erano loro i Messi degli anni Sessanta». Già, Eusebio. Altafini: «Andai a intervistarlo al Da Luz. Gli dissi: a Wembley io ho segnato due gol, tu uno. Facciamo che mi tiri un rigore e andiamo pari. Mi sparò un bombardone che quasi mi mandava in ospedale. Deve essergli proprio rimasta qui...». Lui, che adesso dà voce al calcio, avrebbe voluto fare la spalla a Beppe Viola: «Era un genio. E la pensava come me: chi dice che il calcio è una cosa seria dice una cazzata». Ieri e oggi. Per Maldini «noi eravamo il Borussia e il Benfica era il Bayern perché il pronostico non ci dava scampo». Per questo vince il Bayern: «Ha più nome ed è una macchina da guerra». Per il Trap «noi eravamo il Bayern, solido, bello e compatto: il Borussia più che al Benfica somiglia all'Inter di Herrera».
«Vorremmo rigiocarla oggi per capirne il valore»
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