Vucinic e Pirlo, crisi degli intoccabili. Conte mischia le carte in Champions

Turnover obbligato a Copenaghen: tocca a Quaglia, Ogbonna e Peluso

Prima o poi doveva accadere. E il fatto che non sia arrivato in seguito a una sconfitta, per di più su un campo certamente non facile come quello di San Siro, dovrebbe aiutare a rendere la pillola meno amara: la Juventus ha comunque abbandonato il primo posto in classifica dopo 525 giorni di fila ovvero per la prima volta dal 7 aprile 2012. Da allora, due scudetti di fila e la sensazione di essere più o meno inarrivabili almeno tra i patri confini. Magari sarà ancora così, ma intanto il Napoli è a punteggio pieno e la Signora no: a questo punto della stagione trattasi di dettagli, ma di sicuro Conte avrebbe gradito essere ancora davanti a tutti.

In ogni caso, dal «Meazza» la Juve è tornata con qualche certezza e un paio di dubbi in più rispetto al recente passato. Le buone nuove riguardano Vidal e Tevez, a suo agio anche quando non segna: l'Apache è giocatore vero che ama lottare per la squadra e sacrificarsi in quel che serve. Con Conte il feeling è stato immediato e i risultati si vedono: rincorse fino a centrocampo e oltre per tappare buchi, disponibilità a cercare il dialogo con i compagni e un atteggiamento sempre costruttivo. Quanto a Vidal, davvero il cileno si è issato al ruolo di top player e non solo perché ha segnato il terzo gol del suo campionato: il Guerriero è uomo ovunque, lo vedi strappare palloni a decine e poi davanti alla porta avversaria, essendosi anche disciplinato dal punto di vista del temperamento e risultando uomo di assoluta affidabilità. Per di più il suo ammettere a fine gara, dopo averlo fatto con l'arbitro, di avere sfiorato la palla con la mano nell'azione del possibile rigore pro Juve ne fa anche un testimonial del calcio che si vorrebbe.

Viceversa le ombre di San Siro riguardando due mostri sacri, solitamente intoccabili per Conte: Vucinic e Pirlo non hanno entusiasmato e anzi. Il primo era reduce da una settimana tribolata a causa della botta al ginocchio patita in nazionale e ha le sue attenuanti: se però per il tecnico risulta meglio lui in giornata storta (e al 60%, se va bene) piuttosto che uno tra Quagliarella, Llorente o Giovinco, qualcosa che non quadra rischia di esserci. La sostituzione a tre minuti dalla fine di Pirlo «per motivi tecnici» è invece pressoché un unicum: il numero 21 ha smisurato orgoglio e certo reagirà alla grande, ma a 34 anni una pausa ogni tanto sarà obbligatorio concedergliela. Il modo in cui la Juve saprà assorbirla ne determinerà probabilmente anche il successo della stagione: domani comunque, a Copenaghen nell'esordio stagionale di Champions contro una squadra che nel suo campionato ha fin qui raccolto un solo successo a fronte di 3 sconfitte e 4 pareggi, il Professore sarà ancora al suo posto. Quagliarella dovrebbe invece prendere il posto di Vucinic e Ogbonna quello di Barzagli, reduce da tendinopatia: possibile anche un break per Asamoah, con Peluso esterno sinistro.