Vuelta 13° tappa: presentazione tappa e altimetria

La Vuelta non si deciderà in questa tappa, ma la 13esima frazione è una fra le più interessanti. Percorso movimentato nella seconda metà e un arrivo in salita brevissimo, ma dalle pendenze dure, perfetto per gli scattisti. Ghiotta opportunità per i corridori dotati di coraggio e fantasia

13° tappa ricca di spunti di interesse alla Vuelta 2014

La corsa arriva a toccare il nord del Paese: ci troviamo in Cantabria, vicino a Santander, non lontano dalla costa atlantica. Tappa mediamente lunga, da Belorado ad Obregòn sono poco meno di 190 km. Prima parte morbida, anzi addirittura morbidissima visto che la strada sarà in lieve discesa per circa 60 chilometri poi, altrettanto morbidamente, comincerà a salire. Fino al rifornimento di Barcenillas del Ribero rimarrà in piano, per innalzarsi poi lievemente in vista del primo sprint intermedio di Espinosa de los Monteros. Siamo esattamente a metà frazione e lo scenario muta del tutto: qualche chilometro oltre il traguardo volante comincia il primo dei tre Gpm presenti nel menu.

L'Alto Estacas de Trueba è di 3° categoria e non è difficile: misura 11 km, la maggior parte dei quali abbastanza dolci in fatto di pendenze; più impegnativi gli ultimi, ma siamo ancora troppo lontani dal traguardo perché possano in qualche modo incidere sulla corsa. Seguono 25 km di discesa - con strade strette e molte curve, dunque attenzione - e poi si approccia subito la seconda salita. Il Puerto de la Braguia, anch'esso di 3° categoria, è più breve del precedente (6 km tondi) ma più insidioso e con pendenze senz'altro più dure. È il punto migliore per cominciare a movimentare le acque, perché al traguardo mancano una cinquantina di chilometri, pochissimi dei quali in pianura.

Dalla cima, di nuovo giù per 10 km e poi si sale ancora una volta, lungo l'Alto del Caracol, 2° categoria. È l'ultima ascesa della giornata e anche la più difficile, 10 chilometri totali, sui quali in diversi punti si sale in doppia cifra. Un'azione a sorpresa potrebbe iniziare proprio su queste rampe, dove con un ritmo adatto si possono mettere in difficoltà anche i gregari migliori. Peccato, però, che manchi ancora troppo al traguardo: dopo la discesa ci sono altri 25 km di falsopiano che stonano un po' e rendono più digeribile il finale. A -9 dall'arrivo è collocato il secondo sprint intermedio, in quel di Penagos. Una breve discesa introdurrà gli ultimi 2 km che puntano all'insù, all'interno del Parque de Cabarceno, fra pascoli e laghetti artificiali. 

I corridori saranno attesi da rampe in doppia cifra, che qualcuno potrebbe trovare alquanto indigeste. Non è una vera e propria salita, visto che in alcuni tratti la strada concede una tregua con un po' di discesa, ma il terreno per strappare una manciata di secondi c'è. Il settore più impegnativo è quello iniziale, con pendenze del 10%, poi spiana e ritorna dura nel finale, quando servirà l'accelerata decisa per andare a vincere. Roba da scattisti: per intenderci, un paio d'anni fa Joaquim Rodriguez sarebbe stato imbattibile su un arrivo del genere. Potrebbe, però, arrivare la fuga, dipende da quanta forza avranno le squadre per tenere in pugno la gara in una tappa ostica e insidiosa, che si presta ad azioni coraggiose, soprattutto da parte di coloro che vogliono complicare un po' la vita ai primissimi in classifica.