Vuelta 20° tappa: presentazione percorso e altimetria

È il giorno della resa dei conti: in cima al Puerto de Ancares andrà in scena lo scontro finale fra i big. Ci troviamo al cospetto del secondo tappone di montagna della Vuelta, con cinque salite ammassate negli ultimi 80 chilometri. Sarà una sfida senza appello

Alla Vuelta è arrivato il giorno della resa dei conti

La penultima frazione del Giro di Spagna misura complessivamente 185 chilometri e concentra tutte le difficoltà negli ultimi 80. Quattro Gpm più un'altra salita nella quale i favoriti si giocheranno il successo finale ed il podio. Froome contro Contador, Valverde contro Rodriguez e Aru in mezzo a loro, con l'obiettivo di portarsi a casa uno dei traguardi più prestigiosi e, chissà, sferrare l'attacco per un posto sul podio di Santiago. L'inizio della 20esima frazione è morbido, ed è uno scenario al quale ormai siamo abituati: primi 30 km davvero facili, buona parte dei quali in discesa. Dopo questo antipasto, si comincia a salire, ma l'ascesa di Lornis - 10 km pedalabili - non vale come Gpm. Servono altri 40 km prima di incontrare la seconda difficoltà, un dentello a Barrio da Esperanza, e neppure questo assegnerà punti per la maglia a pois.

Al termine della brevissima discesa è sistemato il primo sprint intermedio, a Sarria, che fa da spartiacque: da qui in avanti la tappa entra nel vivo. In rapida successione ecco tre salite, le più semplici. La prima è l'Alto de Vilaesteva, 2° categoria, lunga circa 6 km e non molto impegnativa. Sarà un buon rodaggio per le gambe, ma nulla più. Semplice anche la discesa, che porta dritto all'imbocco del secondo Gpm, l'Alto de O Lago. È un'ascesa di 3° categoria, un po' più lunga della precedente ma più agevole. Dopo la discesa, i corridori troveranno la terza salita consecutiva, non valida però come Gpm: l'Alto de Restelo è poco più di un dentello e le difficoltà maggiori si incontreranno dopo la cima, nella lunga e ripida discesa.

Circa 3 km di fondovalle fanno da introduzione alla penultima scalata, l'Alto de Folgueiras de Aigas, 1° categoria. Il primo chilometro (dei dieci totali) al 10% è il più duro di tutta l'ascesa, che poi si attesta per buona parte fra il 7% e l'8%. Il tratto conclusivo spiana, a parte le ultime centinaia di metri che ritornano all'8%. La discesa è breve e irregolare, e offre la possibilità di difendere un eventuale gruzzolo di secondi guadagnato con un attacco in salita. A 12 km dall'arrivo comincia il Puerto de Ancares, contrassegnato come salita "Especial". È l'ultima arrampicata della Vuelta 2014, una fra le più difficili. Comincia con 4 km tosti, tutti sopra l'8% e un brevissimo tratto in cui spiana e concede respirto. Qui, fra l'altro, è piazzato il secondo e ultimo sprint intermedio.

Superato questo settore, ecco le pendenze assassine: quasi 2 km che oscillano fra il 15% ed il 18%, il punto perfetto per attaccare se si vuole cambiare qualcosa in classifica. L'arrampicata diventa più morbida verso metà, ma è una tregua che dura poco perché si ritorna quasi subito sopra il 10%. In prossimità della vetta, la salita si trasforma in una sorta di falsopiano che serve ad introdurre l'ultimo, ostico, chilometro: pendenze fra l'8% e il 12%, che dopo tanti chilometri all'insù potrebbero fare male. È un'ascesa che dà l'impressione di non finire mai, ingannevole, ed è facile sbagliare i calcoli di un attacco, con il rischio di piantarsi poi nel momento decisivo. Due anni fa quassù vinse Joaquim Rodriguez, che mise in difficoltà Contador. E chissà che il precedente non sia di buon auspicio per i rivali del "Pistolero".